BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MANOVRA D’OTTOBRE (?)/ Forte: così Letta può evitare Imu e Iva

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Non dimentichiamo che sia Tremonti che Monti non avevano stabilito l’aumento dell’Iva a prescindere, ma come clausola di salvaguardia nel caso in cui la spending review degli esoneri fiscali, che equivalgono a 250 miliardi di euro, fosse fallita. È essenziale inoltre, in prospettiva, introdurre il criterio dei costi standard per limare ulteriormente le spese. Suggerisco che i tagli non si concentrino esclusivamente su un settore, per impedire traumi, ma di sfoltire gradualmente fino a giungere a un livello di normalità. Nell’ambito degli sfoltimenti, inoltre, occorre varare un piano di vendita del patrimonio pubblico.

 

Cosa intende?

Le Ferrovie dello Stato, tanto per fare un esempio, ricevono un contributo di 800 milioni di euro per i propri “servizi sociali”. Dal momento che l’azienda vale 18 miliardi e che guadagna parecchio,potrebbe facilmente essere quotata in Borsa. Altresì, potrebbe vendere metà del proprio patrimonio, riducendo così il debito ferroviario che, essendo garantito dallo Stato, va a incidere sul debito pubblico. La riduzione degli interessi passivi consentirebbe di migliorare il bilancio e di fare a meno dei contribuiti pubblici. La stessa cosa potrebbe e dovrebbe fare qualunque altra azienda partecipata dallo Stato o dagli enti locali; basti pensare ai termovalorizzatori o agli acquedotti.

 

(Paolo Nessi)

© Riproduzione Riservata.