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FINANZA/ 1. Un altro "terremoto" per l’Europa (e l'Italia)

Pubblicazione:martedì 4 giugno 2013

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E cosa ci dice chiaramente ancora questo grafico? Basandoci sui colori: i cittadini ciprioti hanno fatto sparire 3 miliardi di euro, i depositari europei (leggi francesi e tedeschi) circa 300 milioni e quelli non residenti nell’eurozona, ovvero gli oligarchi russi che la Merkel pensava di aver fregato, qualcosa come 3,1 miliardi di euro, in un botto il 16% del totale del denaro russo sull’isola. Quindi, o Cipro mette in campo dei controlli che funzionino davvero o a questo ritmo in meno di un anno l’intera base di deposito delle sue banche sarà prosciugata. Quindi, fallimenti o nuovi salvataggi. E con quali soldi, se l’Ue già al primo giro ha imposto i prelievi forzosi per non pagare l’intero ammontare? Certo, con i depositi a quasi zero, nemmeno un prelievo del 100% salverà Cipro dal default totale e dall’uscita dall’eurozona.

Forse ora trova una risposta il quarto mese di fila di acquisti di oro fisico da parte della Banca centrale greca (con soldi Ue, ovvero nostri, straordinario!): visto che già la Bce ha imposto a Cipro di vendere riserve auree per 400 milioni per ripagare gli interessi sui finanziamenti d’emergenza Ela, Atene potrebbe cercare di andare in soccorso dell’isola protetta e garantirle ancora qualche mese di vita nell’eurozona. Anche perché, se uscirà dalla moneta unica, temo che Nicosia finirà sotto influenza russa (magari gli oligarchi sono stati facilitati nello svuotare i loro depositi, in cambio di garanzie da Mosca sul futuro), vista anche la tensione che sta aumentando nel Mediterraneo a causa della vicenda siriana, con la flotta ex-sovietica che ha attraversato due settimane fa il canale di Suez per la prima volta da decenni. Dunque, Cipro entro tre mesi dovrà di nuovo battere cassa (alla Russia, stavolta) o sarà finita e la Grecia entro fine anno dovrà ricapitalizzare le sue banche: l’Europa è salva, tranquilli.

 

P.S. Come la penso sulle varie primavere eterodirette lo sapete dai tempi della Libia e dell’Egitto, quindi non penso vi scandalizzerete se anche la rivolta in atto in Turchia - formalmente per salvare qualche centinaio di alberi nel centro di Istanbul - mi puzza lontano un miglio di argomento da geofinanza. Fino alla scorsa settimana, la Borsa turca aveva guadagnato il 90% dall’inizio del 2012 e il 19,5% da inizio anno, mentre ieri si è toccato il -17% dai massimi di mercoledì scorso. In tre giorni di guerriglia, sono stati bruciati i guadagni dei primi cinque mesi dell’anno. Ieri Istanbul ha chiuso a -10,47%, il peggior calo dal marzo 2003. E le obbligazioni? Il rendimento del decennale ha preso 71 punti in tre giorni, attestandosi ora al 6,78%.

Ora, sicuramente qualche pazzo in cerca di rendimenti alti in cui collocare la liquidità a pioggia delle banche centrali ci sarà, peccato che tra i principali acquirenti netti di assets turchi (insieme a quelli messicani e brasiliani) ci fossero gli investitori giapponesi, in fuga dal Nikkei ma anche dai bond sovrani nipponici. Sarà un caso che proprio ora in Turchia si rendano conto che Erdogan non è esattamente un campione dei diritti e delle libertà, usando come alibi l’abbattimento di qualche albero? Oppure destabilizzare una delle economie più vitali del pianeta e con essa il piano giapponese di stimolo, sgradito al dollaro, è strumentale a qualche interesse?



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COMMENTI
04/06/2013 - Il nodo gordiano (Vittorio Cionini)

Ormai è chiaro che la finanza mondiale è sfuggita di mano a tutti. Un turbine di ricchezza virtuale fatta di bit (anche i biglietti usati del tram sono un bene concreto !) ruota attorno al mondo aumentando di volume ad ogni giro in una nuvola di transazioni tra computer sempre più veloci e incontrollabili. Il limite fisico, ormai prossimo, è rappresentato dalla velocità della luce per il momento invalicabile e dalla (in)affidabilità della rete. La situazione non ha precedenti storici anche perché fino ad oggi non siamo mai stati 7 miliardi di persone connesse, incazzate e affamate chi di pane raffermo, chi di ostriche "Fine de Claire Label Rouge" e chi di diritti. Peccato ! C'era posto per tutti ma abbiamo perso il primo treno. Vittorio Cionini

 
04/06/2013 - L'alternativa (Renato Mazzieri)

Non saranno né le banche né gli stati né le loro organizzazioni internazionali a riportare il denaro all'ecomomia reale. L'unica soluzione è un sistema di credito alternativo: EkaBank.