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FINANZA/ 2. La bolla americana spaventa Ue e Giappone

Pubblicazione:giovedì 6 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 6 giugno 2013, 9.07

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Il problema non è solo che se la smart money vende, la dumb money - gli investitori non professionisti - compra, ma che non si sa bene cosa aspettarsi, ovvero se si scappa per timore di una correzione dei corsi o peggio. Certo, la smart money - in quanto tale - non rende note le proprie strategie, né tantomeno ciò che sa in anticipo, ma quando uno come George Soros, al culmine del rialzo di mercato, non solo scarica le posizioni sulle principali banche - tra cui JP Morgan Chase, Capitol One, SunTrust e Morgan Stanley - ma riduce anche quelle in Citigroup e AIG, in questo caso addirittura dei due terzi, qualcosa non va.

Soros nei soli ultimi tre mesi ha scaricato titoli azionari dal suo portafoglio per l'80% del totale, stando a dati mai smentiti di SNL Finacial. Take profit and run? Probabile conoscendo il filantropo Soros, ma è la fretta che ci fa capire non solo che il rally sta per finire, ma che la correzione sarà drastica, netta e rapida. Un altro indicatore che ci fa capire come la netta divaricazione tra corsi azionari ed economia reale stia toccando livelli da manicomio è il colasso totale della stretta relazione che lega normalmente i profitti del mondo corporate al prezzo dei titoli. Si sono mossi in tandem fino al 2009, quando da allora i profitti per titolo al Dow Jones si sono piazzati in linea piatta, mentre i prezzi delle azioni sono schizzati in continuazione.

Insomma, una bolla. E come tutte le bolle, quando esploderà porterà con sè una correzione. Di quanto? Se la correlazione tra profitti e prezzo dei titoli tornasse a essere come è stata fino al 2009, oggi il Dow Jones dovrebbe essere attorno a 13.500 punti, ovvero 2mila punti in meno del suo valore attuale. Sapete cosa significa una correzione di 2mila punti a Wall Street? Oltretutto con il Giappone in modalità kamikaze e l'Europa più agonizzante a livello macro di due anni fa? Tanto più che un bel tonfo azionario/obbigazionario come quello che starebbe profilandosi sarebbe una mazzata forse letale per il sistema bancario europeo. Non a caso, la scorsa settimana la Bce ha parlato di «un rischio rinnovato e in crescita per una crisi bancaria in Europa», legata «all'economia reale che continua a peggiorare e alla crescita esponenziale delle sofferenze».

Inoltre, ci sono anche indicatori tecnici che parlano chiaramente di correzione ciclica in arrivo, a livello globale. È il caso di HSBC, il cui guru Fredrik Nerbrand dichiara senza peli sulla lingua: «Vediamo sempre maggiori evidenze di un downturn ciclico e riteniamo che questo sarà molto preoccupante per l'eurozona, essendo questa ancora in recessione. I nostri indicatori ciclici sono al picco». E non pensiate che sia solo questione di azioni od obbligazioni, negli Usa la smart money sta dicendo rapidamente addio anche al mercato immobiliare, prima che la nuova bolla esploda. Gli hedge fund, visto l'aumento dei prezzi al ritmo più alto da sette anni a questa parte, scappano via, soprattutto dal mercato degli affitti: insomma, non vale più la pena di comprare immobili per affittarli. Anche perché, stando alla valutazione obiettiva della Carrington Holding, «c'è troppa stupid money che si è buttata nel business senza alcuna infrastruttura, senza alcuna capacità reale e con una mentalità da "ci penserò di volta in volta" che rasenta l'irresponsabilità».

Insomma, chi business lo fa di lavoro sta correndo come un pazzo per guadagnare l'uscita e saltare la coda. Chi resta in giostra, invece, che fine farà? Ah già, sarà salvato dagli acquisti caritatevoli della Fed...



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