BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 2. La bolla americana spaventa Ue e Giappone

MAURO BOTTARELLI spiega perché gli Usa, nonostante raccontino di crescere a ritmi sostenuti, siano in realtà tecnicamente in recessione e come questo si ripercuoterà sui fondi giapponesi

InfophotoInfophoto

L'America è tecnicamente in recessione un'altra volta. L'ultimo dato ISM era a 49, quindi sotto la soglia del 50 che divide la recessione dalla non recessione e questo risultato è il peggiore da quattro anni a questa parte: Bernanke può continuare a vendere al mondo la panzana di crescita al 3% quest'anno, visto che lo fa da quando ha preso il posto di Greenspan e non è mai accaduto, ma la realtà è diversa. Alla Fed lo sanno e si stanno attrezzando affinché la grande truffa del denaro artificiale possa proseguire, vendendo però ai mercati la sua fine o il suo ridimensionamento. Per l'esattezza, stanno simulando scenari di rallentamento del programma di stimolo per calibrarne l'impatto sui mercati ormai drogati di liquidità artificiale.

Attualmente, il consenso generale vedrebbe Bernanke pronto ad annunciare un rallentamento del programma al prossimo meeting del Comitato monetario della Fed previsto per il 18 settembre, un calo degli acquisti del 25% che porterebbe la quota da 85 a 65 miliardi di dollari al mese. Per gli analisti, il delta che si verrebbe a creare nel bilancio della Fed sarebbe più che accettabile e il mercato beneficerebbe di una scossa psicologica, ovvero attraversare le colonne d'Ercole del rallentamento, ma potendo pur sempre contare su 65 miliardi di acquisti di Stato al mese. Nei fatti, non cambierà niente, il solito gioco delle tre carte come dimostra il grafico a fondo pagina. Poi lo chiamano libero mercato. Ma occorre essere pronti. Perché si comincia e non sarà né piacevole, né tantomeno indolore.

Non un solo mutual fund statunitense che abbia investimento in bond ha conosciuto guadagni nel mese di maggio: hanno tutti perso ed evidenziato così quanto vado ripetendovi da settimane ormai, ovvero il rischio implicito nell'aumento dei tassi d'interesse. Gli investitori obbligazionari, insomma, stanno anticipando la fine del QE della Fed (magari sbagliando, se lo scenario è quello che vi ho descritto, ma d'altronde prima o poi toccherà tornare al mark-to-market prima che la bolla esploda), uscendo dal mercato e spedendo al rialzo gli yield dopo che questi avevano conosciuto i minimi da decenni.

Qualcuno, però, rischia di restare con il cerino in mano, primi fra tutti i fondi pensione giapponesi. Già, perché quel geniale esperimento di capitalismo di Stato che è quell'Abenomics che tanti cuori fa palpitare tra i miei colleghi sta fallendo: anche ieri l'indice Nikkei ha perso il 3,83%, conoscendo un tonfo intraday di 700 punti e un calo dai massimi del 23 maggio del 18,4%. Anche Miss Watanabe sta lasciando l'edificio pericolante e lo sta facendo in tutta fretta, quindi la Bank of Japan può solo iniettare ancora più liquidità, suicidandosi lentamente, perché se ammette l'errore, schianta i mercati globali.

I fondi Usa che hanno investito in bond con alto rating e scadenze sotto i 10 anni hanno perso in media l'1,8% in maggio, la peggior performance dall'ottobre 2008, come confermato dai dati del gruppo di ricerca Lipper citati dal Financial Times e negli ultimi giorni si sono visti ampliamenti dei rendimenti per bond con investment grade dell'ordine di 6-8 punti base. Stiamo parlando, quando ci riferiamo ai fondi Usa, di un mercato da 900 miliardi di dollari in assets, ovvero il più grosso catalizzatore di inflows nei giorni ormai andati dell'esuberanza senza fondamento.