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Economia e Finanza

FINANZA/ Draghi e Germania, una melina che "uccide" l’Italia

Mario Draghi (InfoPhoto)Mario Draghi (InfoPhoto)

Insomma, la sensazione è che Draghi sia condannato a far passare a’ nuttata, in attesa degli eventi che si producono sul fronte della politica interna tedesca o del dibattito europeo. Anche su questo fronte, sul terreno delicato dell’Unione bancaria, trapela un certo scetticismo: i governi hanno ben poca voglia, ha lasciato intendere il presidente della Bce, di svelare in pubblico i veri conti delle banche di casa. Ancor meno di garantire con soldi propri la solidità delle banche altrui.

Il quadro, insomma, non è consolante. Ma se si dà uno sguardo oltre le frontiere di Eurolandia, l’incertezza sale. La spinta propulsiva del Giappone, per ora, sembra esaurita. La Federal Reserve sta preparando la frenata degli acquisti previsti dal quantitative easing: da 85 a 60 miliardi al mese, che è sempre una bella cifra, ma sembrano troppo pochi a un mercato che si è assuefatto alla rete di protezione che ha garantito ottimi guadagni alla speculazione finanziaria. La ripresa dell’economia reale, nonostante le speranze di Bernanke, intanto non prende consistenza.

E non potrebbe essere diversamente perché, a fronte delle iniezioni di liquidità che sostengono l’economia privata (e la ripresa degli immobili in Usa) c’è il calo massiccio della spesa pubblica di Washington che costa un calo dell’1,1% del Pil.

Cosa significa tutto questo per l’Italia? L’export, segnala Draghi, è in ripresa. Al pari della bilancia commerciale e di quella dei pagamenti. Ne deriva un aumento dei capitali in circolazione che facilita la sottoscrizione dei titoli di Stato e un progressivo assorbimento dello spread. Il risanamento, insomma, non è impossibile. Ma il prezzo, in termini di occupazione e di redditi continuerà a essere pesante.

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