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PENSIONI D'ORO/ De Siervo: nel mirino della Consulta la demagogia di Berlusconi

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Poniamo che una persona, oltre a ricevere una pensione, svolga anche un lavoro. Trovo paradossale che non paghi nulla di più sul lavoro, e che il prelievo si effettui soltanto sulla pensione. Altra cosa è dire che le pensioni pubbliche sono troppo alte, e che quindi va modificato il meccanismo che le alimenta. In questo modo sarebbe possibile produrre effetti a lungo termine, anche se non in modo immediato. La Corte afferma con molta nettezza che se lo Stato ha bisogno di imposte, deve usare lo strumento tributario così come è disciplinato dalla Costituzione.

 

Che cosa afferma la Costituzione su questo punto?

La carta fondamentale dello Stato dà due direttive: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva; il sistema tributario è informato a criteri di progressività. L’oggetto cui si applicano le imposte è la somma di tutti i redditi: le pensioni, il lavoro, il reddito immobiliare e quello finanziario. Il Parlamento può poi decidere di applicare aliquote maggiori ai redditi maggiori, e aliquote più leggere su quelli minori. E’ questo il meccanismo corretto per tassare i cittadini, e non invece quello di prendere una categoria e tartassarla in modo isolato.

 

Senta ma secondo lei che cosa c’è veramente dietro questa sentenza? Non sembra anche a lei che nelle parole della Corte costituzionale ci sia quasi un “non detto” …

Sì, è così. Il “non detto” è il dubbio che la legge sulle pensioni d’oro sia il frutto di qualche campagna di tipo anti-categorie. Per esempio, di un certo modo di pensare secondo cui è soltanto l’alta burocrazia si avvantaggia ai danni dei poveri, e quindi vanno abbassate le pensioni o la retribuzione dei funzionari pubblici. Ma ammesso che esista questo problema, lo si risolve calcolando in modo diverso le pensioni o gli stipendi. Non lo si fa a posteriori, con una legge che esenta i commercianti, gli imprenditori e i lavoratori privati. Altrimenti si rischia di cadere in soluzioni demagogiche.

 

(Pietro Vernizzi)



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