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Economia e Finanza

FINANZA/ I "diktat" di Letta alla Germania

Per FRANCESCO FORTE, il presidente del Consiglio dovrebbe chiedere che si acceleri sull’unione bancaria e nello stesso tempo che la Germania e l’Europa attuino una politica espansiva

LettaLetta

“Bisogna che il governo sappia con autorevolezza ingaggiare un braccio di ferro, senza strepiti ma con grande risoluzione”, nei confronti della Merkel. Lo ha affermato Silvio Berlusconi in un’intervista rilasciata a Il Foglio. Per il Cavaliere, l’obiettivo di Letta deve essere quello di “convincere i paesi trainanti dell’Europa che siamo di fronte a una alternativa secca: o si rimette in moto in forma decisamente espansiva il motore dell’economia, compreso quello finanziario legato alla moneta unica, uscendo dalla paralizzante enfatizzazione della crisi da debito pubblico, oppure le ragioni strategiche della solidarietà nella costruzione europea, dall’unione bancaria a tutto il resto, si esauriscono e si illanguidiscono fino alla rottura dell'equilibrio attuale”. Abbiamo chiesto un parere a Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

Professor Forte, ha ragione Berlusconi ad auspicare un “braccio di ferro” con la Merkel?

Berlusconi ha certamente ragione, anche se occorre tenere conto del fatto che in queste trattative si parte chiedendo molte cose e poi se ne ottiene solamente una parte. Alcune cose però le deve fare anche l’Italia, e cioè liberalizzare maggiormente il mercato del lavoro, a partire da quello giovanile ma non solo. Ciò va fatto rimettendo in campo una maggiore flessibilità. Il fronte principale nei rapporti con l’Europa deve essere invece il fatto di barattare l’unione bancaria con una politica espansiva, che per l’Italia è fondamentale.

Quindi Letta dovrebbe rivolgere all’Ue queste due richieste?

Sì, il presidente del Consiglio dovrebbe chiedere che si acceleri sull’unione bancaria e nello stesso tempo che la Germania e l’Europa attuino una politica espansiva. Va lasciata a Berlino e a Bruxelles la possibilità di scegliere in che modo realizzare concretamente le richieste italiane. Anche se ovviamente i due strumenti principe devono essere la Banca centrale europea e l’unione bancaria. Occorre puntare su quest’ultima, su una riforma del lavoro più incisiva e sull’espansione bancaria e fiscale. L’espansione va accompagnata con la vendita di beni pubblici, in modo da non aggravare il grosso problema del debito pubblico.

Quale strategia può essere vincente nei confronti dell’Unione europea?


COMMENTI
10/06/2013 - corsi e ricorsi storici (antonio petrina)

e se fossimo nella medesima situazione del giappone anni 90 i cui effetti espansivi delle imposte per contenere il debito sovrano causarono deflazione ,mentre ora ,contenuto il debito sovrano, si alterna la politica espansiva di di liquidità delle moneta ( decreto sblocca debiti) per ridurre la depressione ed incentivare spese eurocompatibili ?