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SPILLO/ 1. Cinque mosse per sconfiggere lo statalismo

Pubblicazione:domenica 9 giugno 2013

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Le Istituzioni dovrebbero essere realmente inclusive per agevolare la partecipazione della società nella loro modifica e gestione. In Italia invece letteralmente estraggono per la loro sopravvivenza le risorse dalla società con regole discutibili per poi distribuirle in un’ottica di gestione del potere. Le regole e i problemi andrebbero discussi nella comunità più ampia possibile senza paura di “perdere la faccia”, ma accettando i feedback e le critiche sempre che avvengano con spirito costruttivo.

Il quarto punto sta nel ragionare per problemi e bisogni. Troppo spesso il lavoro e la società si avvitano su aspetti economici, formalistici e su diritti insostenibili. Bisognerebbe invece ricollegare il lavoro e le attività in ragione dei problemi reali che risolvono e dei bisogni che soddisfano. Che senso hanno istituzioni che non danno risposta ai problemi? Che senso ha chiedere un lavoro che non dà soddisfazione ai bisogni di nessuno, ma solo al proprio desiderio di arricchirsi o di avere un legittimo stipendio? Il futuro di una società nuova passa invece dalla capacità di fare cose utili per tutti, non solo per se stessi.

Infine, è necessario valorizzare individui e piccole imprese che, anche grazie al web e alle sue nuove e infinite possibilità d’intersezione con l’economia “reale”, possono avere nell’innovazione imprenditoriale una sempre più forte capacità di risolvere problemi e creare sviluppo sia “in proprio”, sia collaborando all’interno o all’esterno delle grandi imprese. Se non capiamo che il valore del nostro tempo è di poter realizzare le idee in modo molto più rapido e veloce che in passato, non stiamo approfittando della vera grande opportunità di valorizzare il proprio merito e il proprio lavoro. 



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COMMENTI
09/06/2013 - egr. dottor Boggian e opinionisti sussidiari tutti (Emilio Colombo)

ho seguito alcuni articoli su qs. temi e mi permetto di fare una richiesta di approfondimento: più che sulle cose da fare (il menu o le ricette) mi piacerebbe si mettesse l'accento sul soggetto (i cuochi, i camerieri, gli addetti alle cucine e alle pulizie, alla reception,...) che le dovrebbe mettere in pratica. Il disagio nel mondo economico e del lavoro mi sembra (lo dico per la mia esperienza personale) di tipo culturale, educativo, dovuto alla qualità del "materiale umano" in tutte le sue componenti (preparazione, dinamismo, ma anche creatività, desideri, fiducia, capacità di decisione e sacrifici, determinazione....). Parliamo del fattore umano? facciamo notare le potenzialità economiche e sociali di una vera libertà di educazione? mi piace quando valorizzate le testimonianze più che le analisi..(anche di gente normale) ..peccato per la caduta del giornalista economico che si è presentato alle elezioni.....