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SPILLO/ 1. Cinque mosse per sconfiggere lo statalismo

Secondo NICOLO’ BOGGIAN, occorre ridare fiato al tessuto produttivo del nostro Paese iniziando a eliminare quelle distorsioni statalistiche che scoraggiano al creazione di valore

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In un Paese che non cresce da venti anni, stritolato dalla concorrenza internazionale e dai vincoli di bilancio, giusti o sbagliati che siano, diventa sempre più importante la crescita dell’economia, non come aumento solo di produzione di beni e servizi, ma come capacità di generare lavoro e occasioni di sviluppo e d’innovazione. Viste le difficoltà di finanza pubblica, la crescita non può avvenire esclusivamente tramite investimenti dello Stato, ma deve seguire percorsi di vario genere. Punto cruciale per seguire questo percorso è quindi l’innovazione di prodotti, processi e abitudini, e la capacità di seguire quei filoni di mercato che crescono andando gradualmente a dismettere i settori dove non vogliamo e non possiamo competere. Semplice a dirlo, ma come fare? Citerò alcuni spunti di ragionamento per superare una visione formalistica, statalista e burocratica che spesso intesse le istituzioni e le leggi del nostro Paese.

Il primo requisito per ricominciare a crescere è ricostituire la fiducia collettiva all’interno del Paese, la capacità di cooperazione tra individui, istituzioni, parti politiche e territori. In un Paese in cui è sempre forte la minaccia di un nemico che può ostacolare i nostri progetti, rubarci risorse o danneggiarci sarà sempre più difficile attivarsi e creare valore. E’ questo il reale discrimine tra una società moderna che funziona e attrae capitali e talenti e una primitiva e in declino che li scoraggia. Su questo punto la burocrazia e le leggi italiane sono molto negative nel creare disincentivi all’azione e ostacoli più o meno diretti all’innovazione e allo sviluppo. Più fiducia significa meno costi per dirimere contrasti, meno litigiosità nei tribunali e meno difficoltà per tutelarsi dal prossimo.

Il secondo requisito è un corollario del primo. Non solo l’ambiente esterno non deve essere un freno e un pericolo per la crescita, ma dovrebbe opportunamente portare risorse, consigli, critiche positive e costruttive. A questo serve una comunità vera e propria, che sappia sorvegliare, criticare e correggere, ma con il fine di realizzare il progresso e la crescita e non di affossare sempre il prossimo e il diverso da sé. Su questo punto di grande interesse è il ruolo del web come vero motore del controllo sociale e del progresso della conoscenza e del sapere se usato in modo positivo e non, come succede spesso da noi, come veicolo di negatività, sospetto e diffamazione.

Il terzo punto per la crescita è il ruolo dello Stato e delle Istituzioni. A oggi la Pubblica amministrazione, a differenza di quanto si dice, non è gestita, se non marginalmente, dalla classe politica e tantomeno dal popolo: è appannaggio di una struttura legal/burocratica che sconsiglia il cambiamento applicando una normativa sempre più obsoleta anche a tutela della propria stessa sopravvivenza. Le Istituzioni italiane dovrebbero invece assorbire e ricevere le richieste di cambiamento che manifestano società, imprese, cittadini e associazioni, anziché mantenere un controllo ferreo sulla realtà distribuendo finanziamenti e incarichi in modo formalmente ineccepibile, ma sostanzialmente insensato.


COMMENTI
09/06/2013 - egr. dottor Boggian e opinionisti sussidiari tutti (Emilio Colombo)

ho seguito alcuni articoli su qs. temi e mi permetto di fare una richiesta di approfondimento: più che sulle cose da fare (il menu o le ricette) mi piacerebbe si mettesse l'accento sul soggetto (i cuochi, i camerieri, gli addetti alle cucine e alle pulizie, alla reception,...) che le dovrebbe mettere in pratica. Il disagio nel mondo economico e del lavoro mi sembra (lo dico per la mia esperienza personale) di tipo culturale, educativo, dovuto alla qualità del "materiale umano" in tutte le sue componenti (preparazione, dinamismo, ma anche creatività, desideri, fiducia, capacità di decisione e sacrifici, determinazione....). Parliamo del fattore umano? facciamo notare le potenzialità economiche e sociali di una vera libertà di educazione? mi piace quando valorizzate le testimonianze più che le analisi..(anche di gente normale) ..peccato per la caduta del giornalista economico che si è presentato alle elezioni.....