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FAMIGLIA/ Campiglio: tre idee (concrete) per "liberarla" subito

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Di per sé, il dato è tutt’altro che basso. E potrebbe rappresentare un primo timidissimo segnale di uscita dalla crisi. Non avendo, tuttavia, altri dati analoghi con cui raffrontarlo, non siamo ancora in grado di comprendere la dinamica futura. Potrebbe essere, quindi, un semplice segnale estemporaneo. In ogni caso, tutti questi fattori vanno presi in considerazione assieme a un altro elemento che è particolarmente preoccupante.

 

Quale?

L’Istat ha rilevato che gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie sono calati del 3,2% in termini congiunturali e dell’8% in termini tendenziali. Ciò significa che se dal 2007 fino al 2013 gli investimenti erano calati del 25%, dal primo trimestre 2013 hanno iniziato a calare del 30%. Il combinato disposto di questi numeri denota una situazione allarmante: le imprese, infatti, investono in funzione delle proprie aspettative nel futuro.

 

Crede che il governo abbia presente la situazione?

Che ce l’abbiano presente Saccomanni o Letta, e molti altri, lo darei per scontato.

 

Come dovrebbero agire?

Qualunque operazione dovrà essere il più rapida possibile. E occorre agire su tre fronti: primo, va sbloccata la leva creditizia, anche a fronte dal fatto che ormai siamo di fronte a un’Europa a due velocità (in Francia e Germania i prestiti aumentano, in Spagna e Italia diminuiscono. E, paradossalmente, dove diminuiscono aumetano i tassi). Secondo, in questo quadro, lo sblocco dei crediti alle imprese vantati nei confronti della Pa dovrebbe rappresentare il punto di partenza per determinare condizioni minime di equilibrio. Terzo, si dovrà tenere conto del fatto che la situazione va affronta, nel suo complesso, a livello europeo. Attraverso la liberazione degli investimenti. Lo stock di ricchezza finanziaria in cerca di rendimento, ovvero i capitali da investire, non mancano. 

 

(Paolo Nessi)



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