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J'ACCUSE/ Sapelli: ora Letta "minacci" le banche

Pubblicazione:giovedì 11 luglio 2013

Angelino Alfano ed Enrico Letta (Infophoto) Angelino Alfano ed Enrico Letta (Infophoto)

Le agenzie di rating non hanno più quel prestigio che avevano una volta: hanno sbagliato diverse previsioni e si parla sempre più spesso del loro conflitto d’interessi. Se fossi stato nel ministro Saccomanni, avrei addirittura evitato di evocare S&P’'s lasciandola passare sotto un pietoso silenzio.

 

Ma qual è il senso di questo downgrade?

Conoscendo la logica con cui lavorano queste agenzie, il downgrade è soprattutto uno stimolo al governo perché decida. Non a caso esce nell’imminenza del consiglio dei ministri, con una tempistica sospetta tipica di Standard & Poor’s. L’agenzia di rating fa innanzitutto gli interessi dei suoi azionisti, cioè delle grandi banche d’affari, con una strategia che mira a fare sì che il governo Letta sciolga le riserve il più in fretta possibile. In questo modo interpreta la volontà dei grandi investitori istituzionali, che mirano a fare sì che l’Italia si avvii verso la ripresa. Questo downgrade non è quindi drammatico come in altri casi nel passato.

 

Per il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, il Pil nel 2013 sarà pari al -2%, mentre la ripresa inizierà a fine anno. E’ d’accordo con lui?

La Banca d’Italia si avvale di sistemi macroeconomici molto efficaci, ma dubito che la ripresa inizi a fine anno. Per comprenderlo basta parlare con gli imprenditori, sentire com’è il vento e guardare soprattutto alle nubi che si addensano sul commercio internazionale che sta peggiorando. La Cina si avvia verso il baratro e tutti gli altri paesi emergenti soffrono. Ritengo quindi che il giudizio di Bankitalia sia molto ottimistico e che ci attendano ancora due o tre anni di passione.

 

Lo stesso Visco ha detto che le banche dovrebbero comprare meno Btp e fare più credito. Lei che cosa ne pensa?

Questa polemica deve spostarsi dal tavolo di Bankitalia a quello del governo. Via Nazionale deve continuare a fare da authority e conservare la sua indipendenza, mentre il consiglio dei ministri deve chiamare a sé gli istituti di credito ed elaborare insieme a loro una strategia. L’esecutivo deve puntare anche su mezzi “minacciosi” per fare sì che le banche si inventino qualcosa per mettere la parola fine al credit crunch. Ciò che sta uccidendo l’impresa è infatti l’assenza di credito.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
11/07/2013 - togliere i debiti per la spesa per investimenti (antonio petrina)

Egr prof, ma se è valida l'indirizzo concordato in sede UE di togliere "i debiti per gli investimenti " perchè allora non si è coerenti per i debiti degli investimenti pregressi non debbano computarsi nel debito pubblico?