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ALITALIA/ C'è un rilancio "a costo zero" per gli italiani

Il rilancio di Alitalia, spiega CARLO GALIOTTO, non può prescindere da una riconversione dell’operativo e dall’uso di know-how che ancora resta inutilizzato

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L’industria del trasporto aereo è anomala per molte ragioni: da sempre sottoposta alla globalizzazione e alla standardizzazione, il suo business è esposto più di qualsiasi altro al sentiment delle geo-politiche, delle alleanze, delle fluttuazioni energetiche e dei cambi. Spesso è perfino coniugabile a gestioni finanziarie border-line a causa dell’atipico cash-flow. Il solo modo per “navigare” nel mondo delle linee aeree è quello di avere la giusta strumentazione e dotazione, ma soprattutto la necessaria specifica preparazione manageriale.

Da “noi” funziona diversamente: come se fosse veramente Banderas in un vecchio casolare, a impastare e imbustare biscotti e merendine per poi affidarle alla grande distribuzione per la vendita, c’è chi vuol far credere che Alitalia possa essere tranquillamente gestita con un nuovo spot.

Uno spot comunque poco allegro se, dopo quattro anni di proclami, polemiche e rilanci, il carosello finalmente apre il sipario su una situazione che dalla promessa non mantenuta del 2009 alle premesse di una bancarotta all’inizio del 2013, costate il posto a Ragnetti, ha determinato il completo fallimento del piano Fenice e - almeno questo - il ravveduto ripensamento basato sulle “lessons learned”, come testualmente recita il piano strategico presentato il 3 luglio scorso in conferenza stampa.

Peccato che dalla lezione ricevuta Cai pare non abbia saputo o potuto trarne insegnamenti efficaci e sufficientemente risolutivi, nonostante gli sforzi espressi dal nuovo Amministratore delegato Del Torchio (e dai suoi advisors) all’interno di una frammentaria quanto banalmente aleatoria illustrazione delle strategie complessive.

Tutto sembra ruotare su due assunti. Il primo è quello di rilanciare l’immagine e la “nuova missione” (che appare assolutamente identica alle precedenti in quanto a intenzioni) attraverso la parossistica esternazione di un motto riportato ovunque, sulle fusoliere, sui menù, sui tesserini del personale e che rivendica testualmente in italiano e in inglese “l’orgoglio di mostrare il meglio dell’Italia”.

Il secondo assunto è voler riparametrare l’esercizio del network attraverso lapalissiane ipotesi di apertura di linee verso i mercati meglio dimensionati, soprattutto sul lungo raggio, strizzando però adesso l’occhio al treno e all’inter-modularità, vista la mal parata sulla Roma-Milano e non solo su quella, a favore del corto raggio in evidente sofferenza per il traffico “point-to point” e “bypass”. Dunque si cura il malato con l’acqua fresca.


COMMENTI
20/07/2013 - L'IMPORTANZA DI SAPER STABILIRE LE PRIORITA' (Z sara)

..oppure magari l'importante e' che si restituisca al trasporto aereo il ruolo di assetto strategico per la sicurezza nazionale e lo sviluppo economico del Paese, come avviene per esempio in Francia, Germania e Inghilterra,e che la busta paga dei piloti corrisponda al loro livello di preparazione professionale, le loro capacita' e il grado di responsabilita' richieste dalla loro professione. Forse ancora piu importante e' che NOI ITALIANI impariamo ad occuparci in modo prioritario delle buste paga degli incompetenti boriosi senza arte ne parte che hanno distrutto e stanno continuando a distruggere la nostra Nazione. PS In quanto ai sindacati di ogni categoria, visto il loro contributo all'"opera di distruzione" o tornano ad occuparsi della tutela dei lavoratori o e meglio che spariscano.

 
14/07/2013 - commento (francesco taddei)

l'importante è che fiumicino diventi un grande hub con voli diretti a lungo raggio. con airfrance diventerebbe subordinato a parigi. questo è il vero interesse nazionale, non le buste paga dei piloti/sindacalisti