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J’ACCUSE/ Sapelli: Bankitalia "calpesta" la Costituzione (e le banche popolari)

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Ignazio Visco (Infophoto)  Ignazio Visco (Infophoto)

È a questa storia eroica, tumultuosa, dolorosa, ricca di insegnamenti che ho pensato quando ho udito le recenti parole del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che preconizzavano con un certo qual piglio pretoriano, la necessità di trasformare le banche popolari in Società per azioni. Mi è venuto alla mente Harold Bloom, che da grande critico umanista qual è ci ricorda che quando la storia non guida più le azioni degli uomini essi fanno la fine dei ciechi di Brueghel, anche se siedono, a mo’ di presidio sovietico, su scranni più alti di coloro che li ascoltano. E dimenticano soprattutto l’insegnamento dei loro predecessori, in questo caso, Beneduce, Menichella, Carli, tutti fautori delle Banche Cooperative e delle Banche Popolari.

Esse, per carità, in tutta la loro molteplice variegata storia hanno avuto vicissitudini d’ogni sorta, e molte di esse hanno deciso di cambiar statuto, addirittura di trasformarsi in SpA per poi ritornare a essere cooperative. Quindi non v’è da affrontare in modo clericale o ideologico la questione, perché la sostanza è che decidono o decisero di farlo da esse stesse, come associazioni rampollanti dalla società economica e dalla società politica, ossia da quella che oggi in modo inesatto si usa chiamare società civile.

Abbiamo già avuto sin troppi atti pretoriani, in questi ultimi anni, ossia atti che sospendono l’essenza sussidiaria e democratica della nostra Repubblica. Non hanno portato a nulla di buono. La cooperazione è l’essenza stessa della riproducibilità del pluralismo moderno, perché si fonda sulla possibile diversità genetica delle specie proprietarie, diversità che è ancor più preziosa per uscire dalle crisi economiche e morali. Vigilare dovrebbe essere ben diverso dal comandare. Conoscere la storia dovrebbe essere un imperativo formativo di chi ha pubbliche responsabilità.

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