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FINANZA/ 1. Portogallo, un fallimento che può costarci 11 miliardi

Pubblicazione:martedì 16 luglio 2013

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Dopo aver di fatto sconfessato l’esperimento greco, ovvero la forzatura di un haircut del debito sovrano verso banche e fondi pensione, come si potrà agire? Imponendo ulteriori costi ai contribuenti portoghesi, già allo stremo? O a quelli di tutta Europa, attraverso una ristrutturazione del debito? Penso che questa discussione sia molto più che accademica, visto che il Portogallo farà default e seguirà il destino della Grecia: sono le cifre a dirlo, è una questione di matematica che tra poco vi esporrò. Nel frattempo, Eric Dor, direttore dell’IESEG Business School di Lille, in uno studio ha quantificato quanto costerà ai contribuenti europei una ristrutturazione ordinata del debito portoghese: 16 miliardi di euro per la Germania, 13 per la Francia, 11 per l’Italia e 7 per la Spagna. In caso di uscita dall’eurozona, poi, il costo raddoppierebbe. Per tutti. È lo stesso Dor a confermare quale sarà l’epilogo: «C’è un’ottima probabilità che il Portogallo avrà bisogno di misure di sollievo per il proprio debito, a meno che non si creda alle favole».

Ecco le cifre ed ecco soprattutto il concetto base affinché una nazione resti solvibile a fronte di una ratio del debito che non cala, ma anzi aumenta: l’avanzo primario. In assenza di variazione degli asset pubblici - vendita o privatizzazione - è infatti questa voce a garantire la sostenibilità del debito. E cosa ha fatto il Portogallo? Ha venduto asset pubblici per sottrarre dal debito il loro prezzo. Addirittura quest’anno tra cessioni, privatizzazioni e utilizzo dei depositi, Lisbona ha incamerato valore pari al 7% del Pil nominale. Senza questo tipo di politica, per stabilizzare la ratio del 2012, quest’anno avrebbe dovuto generare un avanzo primario pari al 5,1% del Pil nominale. Il piano di cessioni, invece, le ha permesso di raggiungere il risultato sperato con un avanzo primario solo dell’1,8%. Il problema è che queste sono misure una tantum, una volta venduti quegli assets o si prosegue spogliando lo Stato di ogni suo avere oppure si torna alla necessità di calcolare l’avanzo primario da generare in base alla ratio di debito dell’anno precedente.

Ora, stando a calcoli del ministero delle Finanze portoghese, quest’anno la ratio debito/Pil dovrebbe essere del 122,3% con un tasso di crescita del Pil nominale dell’1,9%: fantascienza pura. Se i tassi di interesse rimarranno al livello attuale, il tasso medio implicito che il Portogallo dovrà pagare sul suo intero debito non si discosterà troppo da quella pagato oggi, ovvero il 3,525%, con un avanzo primario implicito dell’1,95% circa sul Pil per il 2014. Restando sempre nell’ambito - irrealistico - delle previsioni di crescita ufficiali, abbiamo +2,7% nel 2015, +3,7% nel 2016 e +3,7% nel 2017, percentuali che a tassi di interesse invariati ci portano a un tasso di avanzo primario dell’1% nel 2015, dello 0.03% nel 2016 e dello 0,2% nel 2017. Inoltre, il Tesoro portoghese intende prendere in prestito sui mercati per finanziare il proprio debito 8,2 miliardi di euro nel 2014, 18,5 miliardi nel 2015, 14,2 miliardi nel 2016 e 12,1 miliardi nel 2017.

Ora però subentra la variabile dei tassi, la stessa che da giorni manda segnali di preoccupazione attraverso lo spread. Se utilizzando lo scenario peggiore il governo lusitano dovesse pagare sui mercati l’8% per finanziarsi, ecco che il tasso di interesse implicito medio salirebbe al 3,7% nel 2014, al 4,1% nel 2015, al 4,4% nel 2016 e al 4,6% nel 2017. Variazione, questa, che per stabilizzare lo stock di debito necessiterebbe di un avanzo primario del 2,2% del Pil nel 2014, dell’1,7% nel 2015, dell’1,1% nel 2016 e nel 2017. Come ho anticipato, un tasso dell’8% è irrealistico, mentre è invece realistico un aumento dei tassi di interessi nominali - anche per l’azione a livello globale della Fed - e per il fatto che arrivando i bonds emessi a maturazione, questi verranno rimpiazzati da nuove obbligazioni certamente a tasso più alto, se l’instabilità prosegue.


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