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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Portogallo, un fallimento che può costarci 11 miliardi

I numeri dell’economia portoghese non sembrano lasciare dubbi: il debito andrà ristrutturato e questo avrà delle conseguenze anche per il resto d’Europa, spiega MAURO BOTTARELLI

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Il Portogallo balla e fa ballare tutta l’Europa periferica. Venerdì scorso, dopo le parole del presidente, Anibal Cavaco Silva, riguardo un rimpasto di governo, gli spread lusitani sono andati letteralmente sulla luna. Il decennale ha preso quasi 80 punti base in un giorno, sfondando quota 600 per la prima volta da otto mesi a questa parte. L’obbligazione a 5 anni, se possibile, ha fatto peggio, con un salto intraday di 126 punti base e un rendimento che ha sfiorato il 7,6%: per capirci, siamo in area di inversione sulla curva dei tassi, quando le scadenze a medio termine pagano più di quelle a lungo. L’anticamera della Grecia. Nelle ultime due settimane gli spread dei titoli lusitani in generale hanno conosciuto un +28% e non è un caso che venerdì anche i differenziali di Italia e Spagna abbia mostrato trend in salita: non è ancora contagio, ma poco ci manca.

In compenso, tanto per farvi capire la follia che pervade i mercati, il Vix europeo, ovvero l’indicatore di volatilità, ha vissuto la migliore settimana da quattro mesi, scendendo sotto il 19%: miracoli di Bernanke e della Fed che continua a stampare. Ma se il presidente portoghese punta al rimpasto per garantire al così nascente governo di unità nazionale la legittimità necessaria per proseguire con la politica di austerity fino a metà del 2014, il segretario del Partito socialista all’opposizione, Antonio José Seguro, ha un’idea diversa del futuro: «Dobbiamo abbandonare le politiche di austerity e rinegoziare i termini del programma di aggiustamento economico e fiscale. Il primo ministro deve accettare e ammettere il fatto che le politiche di austerità hanno fallito». Addirittura, alcune voci eretiche all’interno dello stesso partito hanno minacciato il ripudio del debito come rappresaglia contro Germania e creditori privati.

Nel frattempo, le iene del rating non perdono tempo. Standard&Poor’s ha operato il downgrade su Banco Comercial e messo in outlook negativo una serie di istituti lusitani, giustificando l’operato con il fatto che «i continui tagli fiscali stanno erodendo la resistenza del settore privato». Inoltre, «le banche stanno ammassando grossi volumi di assets problematici». Per Ricardo Santos di Bnp Paribas appare pressoché impossibile sostenere ulteriori tagli per 5 miliardi di euro, come ordinato dalla troika: «La conclusione cui si arriva è che questo tipo di politica non sta riducendo la ratio del debito, la quale quest’anno a nostro avviso toccherà il 130% del Pil. Il Paese sta avvicinandosi al punto di non ritorno. Per tutti il Portogallo era differente dalla Grecia, ma se la crisi politica in atto dovesse protrarsi a lungo, non sarebbe più così netta la differenza».

Per Nicholas Spiro, capo della Spiro Sovereign Strategy, quanto accaduto negli ultimi dieci giorni rischia di portare il Portogallo verso una brusca frenata del processo di riforme, mentre per Tim Congdon dell’International Monetary Research «Vitor Gaspar (l’ex ministro delle Finanze le cui dimissioni hanno innescato la crisi di governo, ndr) ha fatto enormi sforzi per ridurre il deficit di budget, ma la ratio di debito lusitano è continuata e continua a salire. C’è il rischio di una nuova calamità macroeconomica sul livello di Grecia e Cipro». Il problema è che un fallimento a questo livello avrebbe costi non solo economici ma anche politici. L’Europa vedrebbe infatti messe in discussione definitivamente le sue scelte per affrontare la crisi e mostrerebbe al mondo il grado di divisione esistente tra i vari Stati membri, Germania in testa, visto l’approssimarsi delle elezioni politiche del 22 settembre.