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(FANTA?)FINANZA/ L’attacco estivo all’Italia ci costerà 50 miliardi di nuove tasse

Pubblicazione:mercoledì 17 luglio 2013

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Il maggior problema italiano è rappresentato senza dubbio dal sistema bancario. È da poco emerso che le sofferenze del nostro sistema sono cresciute a maggio di quasi il 23%, un fenomeno che si sta facendo più grave ormai da parecchi mesi. Il nostro sistema bancario poteva essere considerato solido qualche anno fa, con una situazione economica in equilibrio, ma il rapido peggioramento dell’economia ha costretto le banche a mettersi sulla difensiva, attraverso la mancata erogazione di denaro, e in una condizione di estremo disagio rispetto a ciò che hanno nei propri asset. Esattamente come avvenne negli Stati Uniti nel 2009, quando sembrava che tutto stesse per crollare proprio perché tutto ciò che era in possesso delle banche americane era stimato zero dal mercato. Le nostre banche, quindi, potrebbero effettivamente essere aggredite.

 

Quali sarebbero eventualmente le nostre difese? Lo scudo antispread di Draghi?

Il piano della Bce, in realtà, è stato pensato per non essere mai utilizzato. Si tratta più che altro di un deterrente, perché nessuno avrà mai il coraggio di andare all’attacco delle banche centrali. Un problema potrebbe invece essere l’aumento dello spread che andrebbe a generare un ulteriore sbilancio che, già come è oggi, non possiamo davvero permetterci. Lo spread non potrà rimanere poco al di sotto dei 300 punti per ancora molto tempo, perché ben presto il fardello sulle nostre aziende sarebbe insopportabile. Senza dubbio dovremo quindi puntare a ridurlo.

 

Un eventuale attacco comporterebbe la necessità di una nuova manovra fiscale per reperire risorse utili a sistemare i conti pubblici?

È molto probabile, più che altro se abbiamo intenzione di mantenere certi numeri. Parliamo però del solito cane che si morde la coda: o prendiamo dei provvedimenti molto forti e condivisi per stimolare realmente la crescita, oppure tutto crollerà quando ci renderemo conto, una volta fatti bene i calcoli, che rispetto alle prime previsioni la discesa del Pil è stata molto più robusta e che le entrate fiscali sono state molto più modeste. Se non invertiremo la rotta, ad esempio pagando finalmente i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, per rimanere entro il 3% ci verranno a mancare circa 50-60 miliardi di euro. Insomma, o si cresce oppure ci ritroveremo ancora una volta a stringere la cinghia.

 

(Claudio Perlini)



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