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TASSE/ Imposte locali +500%? I frutti del "finto" federalismo

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Certo che no, il federalismo si inserisce in una determinata situazione storica e forse è stato attuato nel momento sbagliato contemporaneamente ai tagli alla finanza pubblica. Va chiarita però una cosa: federalismo vuol dire prelievo locale, altrimenti che federalismo è?

 

Quali sono le implicazioni di questo dato di fatto?

Tutto ciò implica che regioni ed enti locali si devono autofinanziare in modo molto sostanzioso, decidendo le proprie aliquote, detrazioni e deduzioni. Poi lo Stato interverrà con trasferimenti perequativi, per dare risorse agli enti che non ne dispongono a sufficienza rispetto al fabbisogno. Non c’è quindi nessuna ragione di scandalizzarsi per l’incremento delle tasse locali. Semmai ci si dovrebbe scandalizzare del fatto che lo Stato non riesca a ridurre il suo prelievo: questa è veramente la pietra dello scandalo.

 

Un +500% nell’imposizione locale in 20 anni non è però un fatto scandaloso?

Negli ultimi 20 anni sono cresciute le competenze delle amministrazioni locali e ciò ha determinato un effetto sulla spesa e sulle imposte. Dagli articoli usciti sulla stampa non è inoltre chiaro se si tratti di cifre in termini deflazionati, reali o nominali. Non si capisce cioè se lo studio di Confcommercio tenga o meno conto dell’inflazione, ed è chiaro che in 20 anni l’inflazione è aumentata in modo notevole.

 

Non è però paradossale che il federalismo, il quale dovrebbe favorire un utilizzo più razionale delle risorse, invece aumenti le entrate tributarie?

L’utilizzo più razionale delle risorse è ciò che avviene nella fase in cui il federalismo entra a regime, mentre adesso siamo ancora nella fase di transizione in cui lo Stato prima ha trasferito delle funzioni, poi ha trasferito capacità contributiva e ha soppresso i trasferimenti. La conseguenza è una sostituzione dei trasferimenti con il prelievo fiscale da parte dell’erario. Ciò è appunto fisiologico e non c’è nulla di cui scandalizzarsi.

 

(Pietro Vernizzi)

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