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FINANZA/ Banche sotto assedio per far "saltare" l'Italia

Il perché è presto detto: a fronte del timore di erogare credito a rischio, si preferisce investire proprio in titoli di Stato, anche se ormai l'effetto carry-trade delle aste LTRO è quasi evaporato. E in effetti, sempre il Bollettino di Palazzo Koch confermava anche in maggio la crescita record delle sofferenze bancarie - un livello di aumento sui 12 mesi pari al 22,3%, mentre annualizzato si è passati dal 5,6% al 6,9% -, arrivate a quota a 136 miliardi, pari all'8,6% del Pil, il triplo rispetto al 2008. Ed ecco il nervo scoperto su cui qualcuno potrebbe fare leva in caso di attacco estivo al nostro Paese attraverso il sistema bancario e lo spread.

Questo grafico è di Diapason su dati Bloomberg e compara l'andamento delle sofferenze bancarie italiane (linea rossa) con quello dello spread tra Btp e Bund tedeschi (linea verde) e quello della ratio debito/Pil (linea nera). Come vedete, fino a un certo punto i due andamenti sono stati più o meno regolari, ovvero hanno conosciuto una medesima traiettoria. Poi, da metà del 2012, le traiettorie sono divenute nettamente divergenti: le sofferenze crescevano in linea con la ratio debito/Pil, mentre lo spread si comprimeva grazie ai soldi della Bce che permettevano alle banche europee di comprare titoli di Stato e alla promessa di Draghi di difendere l'euro ad ogni costo, il 26 luglio 2012.

 

 

Senza questo "doping" - che come ci ha fatto capire Bernanke potrebbe finire o rallentare, mentre la Bce non ha nemmeno gli strumenti legali per acquistare bond sovrani attraverso il programma OMT - e prendendo per buona la correlazione di quella traiettoria tendenziale quasi sempre rispettata nel tempo, l'attuale spread italiano non sarebbe attorno ai 290-300 punti base com'è, ma già in area 650-660, ovvero più alto di quando sul finire del 2011, Silvio Berlusconi si dimise facendo spazio a Mario Monti.