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Economia e Finanza

SPILLO/ Così due Papi "svelano" gli inganni della finanza

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Proprio la definizione di finanza è stata quella di un luogo di pacificazione, nel rapporto complesso (e a volte rischioso) tra debitori e creditori. Comunque un luogo di verifica. Oggi invece la finanza è divenuta il luogo dell’eterno rimando della resa dei conti. Non è più il luogo pacificatore dove rinasce e si rinsalda la fiducia; la fiducia è lasciata fuori della porta, con tutti i suoi rischi. Ma lasciando fuori la fiducia, hanno lasciato fuori il valore per cui nasce e per cui ha senso ogni struttura e ogni convenzione. La modernità ci ha portato gli strumenti di monetazione più vari: moneta cartacea, elettronica, a banda magnetica, a chip elettronico, titoli di stato, azioni, obbligazioni, derivati di ogni tipo. Abbiamo forme e strumenti monetari i più disparati: ma abbiamo perso il valore.

“La luce di Dio brilla per Israele attraverso la memoria dei fatti operati dal Signore, ricordati e confessati nel culti, trasmessi dai genitori ai figli” (n. 12). La memoria diventa insieme la struttura di trasmissione del valore nella famiglia e nella vita sociale, nella struttura del culto. In questa struttura, la vita personale e la vita sociale sono intimamente unite. E questa unità intima genera una capacità di conoscenza altrimenti impossibile: l’esperienza di vita familiare diventa sorgente di conoscenza anche per la vita sociale. Se si rompe questo legame, ciascuno di noi fa una esperienza di vita personale, ma questo non avrà nulla da dire riguardo l’ambiente sociale e le sue forme.

Proprio questo punto critico viene denunciato nell’Enciclica: “Richiamare la connessione della fede con la verità è oggi più che mai necessario, proprio per la crisi di verità in cui viviamo. Nella cultura contemporanea si tende spesso ad accettare come verità solo quella della tecnologia: è vero ciò che l’uomo riesce a costruire e a misurare con la sua scienza; vero, perché funziona, e così rende più comoda e agevole la vita [....]. Dall’altra parte vi sarebbero poi le verità del singolo [...]. La verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale, è guardata con sospetto [...]. Possiamo parlare, a questo riguardo, di un grande oblio nel nostro mondo contemporaneo. La domanda sulla verità è, infatti, una questione di memoria, di memoria profonda, perché si rivolge a qualcosa che ci precede e, in questo modo, può riuscire a riunirci oltre il nostro io piccolo e limitato”. Tutto il modernismo lotta contro questo miracolo: la possibilità di unità tra gli uomini.

Questo grande oblio è lo stesso oblio che riguarda la natura e la genesi della crisi della Grande Depressione del ‘29, e lo stesso oblio che riguarda la crisi dei mercati finanziari iniziata nel 2000 (e accentuata dagli attacchi alle Torri Gemelle di New York) e lo stesso oblio che riguarda l’inizio della crisi attuale, nel 2007. Una crisi di fiducia, di fronte alla quale ogni moderna tecnologia e ogni governo dei tecnici rimane strutturalmente inadeguato.