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SPILLO/ Così due Papi "svelano" gli inganni della finanza

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Per questo, di fronte al disastro incombente, occorre che la ripresa (sociale, morale ed economica) rinasca dalle comunità locali, cioè da luoghi nei quali le famiglie siano luoghi di preservazione della memoria e sorgenti riconosciute di valore per l’intero ambiente sociale. Solo da comunità locali così costituite possono rinascere sistemi monetari in grado di reggere alla tempesta incombente. Una tempesta inevitabile, perché non stanno facendo nulla per evitarla: in fondo, non ne sono neppure in grado, poiché la questione della fiducia non è all’ordine del giorno di governi o negli obiettivi posti per i governatori delle banche centrali.

Quelli capiscono solo di inflazione. Non vogliono l’inflazione, cioè l’unica arma che abbiamo capace di tenere a bada la bestia feroce del debito. E i politici lasceranno che i debiti facciano strage del popolo. Già lo hanno pianificato. Aboliranno l’Imu (ma solo per le prime case, non per le attività produttive)? Rimpiazzeranno il mancato introito con ulteriori anticipi di tasse. Rimandano l’Iva (un po’ di respiro prima di una nuova mazzata)? Ma sostituiranno il mancato introito con altre tasse. Invece di pescare dalla nostra tasca destra, pescheranno da quella sinistra: perché, per loro, l’importante è che “i saldi rimangano invariati”.

Non ci toglieranno nulla di tasse, in realtà. Cioè, l’esproprio dei beni personali continuerà (insieme a quello dei beni dello Stato). Ma gli andrà male pure questa volta. Com’è noto, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E aumentando le tasse oltre ogni limite, come la teoria predice, le entrate diminuiscono. Occorre essere pazienti, e preparare la ricostruzione dopo il disastro.

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