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SPILLO/ Così due Papi "svelano" gli inganni della finanza

Nell’enciclica Lumen Fidei, GIOVANNI PASSALI evidenzia alcuni passaggi che aiutano a capire ancora una volta di più la causa principale della crisi economica che attraversiamo

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Ho letto con passione la prima Enciclica di Papa Francesco (o l’ultima di Benedetto XVI?). La Lumen Fidei intendeva essere il momento finale di riflessione di un anno dedicato alla Fede. E vi ho trovato due elementi già ripresi nelle mie analisi della crisi economica. Il primo è la ripetizione in più punti di una parola tanto dimenticata dal popolo cristiano in questi tempi difficili: “memoria”. Eppure si tratta di un termine decisivo, a partire dal momento della fondazione del Sacramento dell’Eucarestia fino alla definizione del patrimonio della Fede (come memoria di fatti accaduti, come il contenuto del Credo) e fino alla definizione della struttura della Tradizione, che si consolida alla luce di fatti storici che hanno riguardato la Chiesa.

Una struttura, quella della memoria, decisiva in tutte le cose della vita umana, perché senza memoria non vi sarebbe alcun progresso scientifico, né vi potrebbe essere capacità di conoscenza storica, né vi sarebbe capacità di comprensione dell’economia o degli intimi meccanismi della finanza. Senza memoria, anche la matematica rimarrebbe monca, e la conoscenza della geometria frattale non ci darebbe alcun contributo nel comprendere la dinamica di questa crisi.

Così si legge al punto 9 della suddetta Enciclica: “Ciò che questa Parola dice ad Abramo consiste in una chiamata e in una promessa”; e questa è l’identica struttura della moneta, essendo la moneta una promessa di pagamento. Infatti, la banconota (o “nota di banco”) nasce come promessa di pagamento con l’oro depositato presso qualche “banco”. Ora che la moneta non è più rappresentazione di oro o di altri beni fisici, la moneta nasce ed è scambiata sulla fiducia, che è fiducia nella società nella quale viviamo e fiducia nella persona che ci trasmette la moneta. Quindi l’accettazione della moneta inevitabilmente ci proietta nel futuro; e la solidità di una moneta dipende anche dalla memoria e dalla verifica dell’esperienza. Senza memoria e senza verifica, ogni sistema monetario è destinato a perdere di valore.

Continua l’Enciclica: “È vero che, in quanto risposta a una Parola che precede, la fede di Abramo sarà sempre un atto di memoria. Tuttavia, questa memoria non fissa nel passato, ma, essendo memoria di una promessa, diventa capace di aprire al futuro, di illuminare i passi lungo la via. Si vede così come la fede, in quanto memoria del futuro, memoria futuri, sia direttamente legata alla speranza”. E questo è il punto d’origine della crisi dei mercati moderni. Tolta la memoria, hanno tolto la verifica della stessa nel tempo: così, è vero, hanno cancellato il rischio della verifica (perché se una verifica è seria, c’è il rischio sempre che il risultato di una verifica non sia positivo!). Ma tolto il rischio della verifica, hanno tolto anche la positività della verifica, cioè la ragionevole speranza: la certezza in un futuro in forza di una realtà presente.