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Economia e Finanza

DATAGATE/ 1. Usa-Ue, quella "spallata" alla Cina che non conviene fermare

Lo scandalo Datagate riporta l’attenzione sui rapporti tra Usa e Ue, che proprio poco tempo fa hanno deciso di avviare i negoziati sul libero scambio. Il commento di EMILIO COLOMBO

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Lo scandalo Datagate, con le novità degli ultimi giorni, rischia di incrinare i rapporti tra Stati Uniti ed Europa, proprio dopo che il 14 giugno i paesi membri dell’Ue hanno dato alla Commissione europea il via libera per avviare la negoziazione con gli Usa sulla liberalizzazione del commercio. Questa iniziativa fa seguito a una serie di colloqui più o meno formali che hanno avuto luogo negli scorsi anni tra l’Amministrazione americana e l’Ue e che sono culminate con la richiesta di un accordo commerciale avanzata dal Presidente Obama nel discorso sullo State of the Union il 12 febbraio scorso.

Chi ci guadagna - La liberalizzazione completa degli scambi commerciali tra Stati Uniti ed Europa è indubbiamente una cosa positiva per tutti. Il commercio, è noto, costituisce uno dei motori più decisivi e robusti della crescita economica creando spesso condizioni di tipo win-win in cui tutti i paesi impegnati nella liberalizzazione commerciale ottengono un vantaggio. Dunque, a seguito della liberalizzazione, ci potremmo aspettare un aumento degli scambi commerciali tra Usa ed Europa e una spinta alla crescita in entrambi.

Tuttavia, la dimensione dell’effetto dipenderà molto dalla profondità a cui arriverà il processo di liberalizzazione. Stati Uniti ed Europa hanno infatti già molto liberalizzato il commercio e attualmente hanno un livello di barriere commerciali (dazi e tariffe) reciproche piuttosto basso, intorno al 3%. Eliminare queste ultime restrizioni costituisce senza dubbio una cosa positiva, ma evidentemente limitata.

Quello che le due amministrazioni possono fare è andare oltre le barriere tariffarie e iniziare una incisiva liberalizzazione delle barriere non tariffarie. Con questo termine si definiscono tutte le barriere che di fatto ostacolano il commercio, ma che non sono direttamente definite come dazi e tariffe. Esse sono principalmente i diversi standard e le diverse norme in vigore nei rispettivi paesi; ad esempio, nel settore alimentare vi sono diverse regole di definizione delle regioni di origine dei prodotti (che costituiscono la base del marchio Doc) e la loro tutela, per non parlare del diverso trattamento dato dalla legislazione nazionale ai prodotti geneticamente modificati. Pur non essendo nate con riferimento al commercio (le norme che vincolano la produzione e il commercio dei prodotti Ogm hanno sostanzialmente una ragione di tipo sanitario), di fatto queste diverse regole e questi diversi standard finiscono per costituire un rilevante vincolo al commercio stesso.

Il fatto che queste regole e norme non siano nate per limitare il commercio ma per altre finalità rende tuttavia la modifica o l’abolizione delle stesse più complicata: è infatti più complesso rivedere normative come quella sanitaria che in Europa non è oggetto della legge comunitaria, ma è invece demandata ai singoli Stati.