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FINANZA/ I numeri dei Brics fanno tremare banche e mercati

Pubblicazione:martedì 2 luglio 2013

I Capi di Stato dei Brics (Infophoto) I Capi di Stato dei Brics (Infophoto)

E proprio per combattere questo sistema bancario “parallelo” la Banca centrale cinese nicchia nell’iniettare liquidità nel sistema e anzi nelle scorse settimane ne ha drenata: il problema è che quel gigante di credito, se eliminato, porterà via con sé circa il 70% del Pil cinese, se non di più. Per Richard Pettis, professor di finanza all’Università di Pechino, «il problema è che quando si hanno livelli di debito così alti, è soltanto altro debito a tenere a galla quello stock. A quel punto va assolutamente fermato il processo, ma è estremamente difficile farlo in maniera ordinata». Di più, ieri è giunta la conferma che il Purchasing Manager Index (Pmi) della Cina è rallentato a giugno, scendendo al 50,1 rispetto al 50,8 di maggio. Benché in linea con le aspettative del mercato, il dato, che viene considerato come un indicatore affidabile dell’andamento della produzione industriale, risulta essere il più basso degli ultimi quattro mesi.

In particolare, secondo gli analisti, la flessione dei nuovi ordini (scesi dal 51,8 di maggio al 50,4 di giugno) indica un ulteriore rallentamento del ritmo di crescita dell’economia cinese, al minimo da nove mesi. Un bel guaio, insomma. Tanto più che a pagare non saranno solo i Brics, ma anche gli investitori stranieri che hanno iniettato in quel sistema economico 8 triliardi di dollari, 4,4 dei quali sono prestiti delle banche europee.

 

P.S.: Dopo una nuova notte di negoziati, giovedì scorso i 27 ministri delle Finanze dell’Unione hanno finalmente trovato un accordo sulle regole da applicare in occasione della ristrutturazione o della liquidazione di una banca in crisi. L’intesa prevede che in un primo tempo azionisti, obbligazionisti e depositanti - e non gli Stati - siano messi a contribuzione. Stando all’accordo, gli investitori dovranno subire una perdita dell’8% degli attivi dell’istituto di credito prima che il governo possa intervenire con il denaro pubblico per aiutare una banca in difficoltà. Insomma, il “modello Cipro” è divenuto nei fatti la norma.

Ma proprio da Nicosia giungono notizie che preoccupano, sia per la tenuta stessa dei conti del Paese, sia per l’applicabilità pratica di determinate condizioni richieste da questa forma di salvataggio. Stando al bollettino della Banca centrale cipriota, nel mese di maggio - nonostante le restrizioni sul prelevamento di denaro ancora oggi in atto -, dai depositi delle banche del Paese è sparito un altro miliardo e 400 milioni di euro, portando così i depositi totali a 55,9 miliardi di euro, -23% dal maggio 2012 e il peggior dato da metà del 2008. Auguri.



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