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Economia e Finanza

IL CASO/ 1. I "capricci" di Germania e Francia mettono in pericolo l’Ue

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In una unione monetaria tutto si tiene. Non si può chiedere, distonicamente, solidarietà e condivisione dei debiti pubblici e al contempo rivendicare libertà di azione nelle politiche economiche. Altrimenti a colui il quale è chiesta la solidarietà (la Germania) si prospetta una responsabilità per condotte altrui, per comportamenti che non controlla. Nella storia non è un caso che le unioni di trasferimento (ad esempio, tra la Germania dell’Ovest e dell’Est) sono successive alla nascita di un’autorità sovranazionale o di uno Stato federale. Stessa simmetrica incoerenza ha la Germania quando ritiene sia possibile godere (mai verbo è stato meglio usato) di un’unione monetaria senza un arteria femorale compensativa e anticiclica rappresentata da un bilancio federale che ridistribuisca risorse all’interno delle Ue ed eserciti funzione perequativa delle differenze di competitività presenti nell’area euro.

Come insegna lo storico di Princeton Harold James, le unioni monetarie che non diventano politiche durano poco. Germania e Stati Uniti hanno fatto prima l’unione politica e poi quella monetaria, l’Europa, capovolgendo il normale corso degli eventi, il contrario. È ora di sanare l’anomalia. Per farlo gli Stati devono liberarsi di quella che il politologo Nathan Gardels chiama, in altro contesto, la “Diet Coke Culture”: «La gente esige dolci senza calorie e allo stesso modo vuole consumare senza risparmiare, oppure chiede infrastrutture e istruzione senza voler pagare le tasse». Nello specifico sono invece gli Stati a volere la Coca-Cola senza pagare dazio. Se si vuole l’Europa se ne accettino le implicazioni in punto di sovranità oppure si lasci perdere. 

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