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MONETA ELETTRONICA/ Bitcoin, una "bufala" che piace tanto ai giornali

Un nuovo fenomeno monetario cattura sempre più l’attenzione dei media ufficiali. Il fenomeno in questione risponde al nome di bitcoin. Il commento di GIOVANNI PASSALI

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Un nuovo fenomeno monetario cattura sempre più l’attenzione dei media ufficiali. Il fenomeno in questione risponde al nome di bitcoin. Ma cosa è il bitcoin? Si tratta di una sorta di moneta elettronica, generata da un software che, elaborando calcoli complessi, al trascorrere del tempo genera nuova moneta. La particolarità sta nel fatto che i calcoli vengono eseguiti sul computer di chi si iscrive, quindi la generazione di nuova moneta non dipende da una struttura centrale. Anzi, se pure le autorità monetarie decidessero che il sistema è illegale, si troverebbero davanti a una difficoltà insormontabile, poiché non esiste un server da spegnere, visto che il sistema è distribuito nei computer degli iscritti. Quindi un sistema che cresce al crescere del numero degli iscritti.

Persino il quotidiano La Repubblica ha dedicato addirittura due pagine al fenomeno bitcoin, con tanto di richiamo in prima pagina, dandone un’immagine tutto sommato positiva. Ma ancora una volta, i media ufficiali si dimostrano culturalmente inadeguati a valutare il fenomeno dal punto di vista sia monetario che morale. Intanto, il bitcoin viene creato da un software. Quindi il criterio di creazione di “moneta” risponde a un algoritmo. Cosa ha a che fare questo con le esigenze dell’economia reale? Niente. Certo, la creazione dovuta a un software impedisce la costruzione di bolle finanziarie dovute a una indiscriminata stampa di moneta, come nel caso di euro e dollaro, ma quello che sembra un pregio in realtà è un terribile difetto per l’economia reale.

La creazione di nuovi bitcoin, infatti, è progressivamente autolimitata, fino a un limite massimo di 21 milioni di bitcoin. Tale cifra è ovviamente microscopica, del tutto insufficiente a sostenere lo sviluppo economico di un Paese o di una regione popolosa, con qualche milione di abitanti. Se fosse adottato su larga scala, il bitcoin causerebbe una rarefazione monetaria che sarebbe distruttiva per l’economia locale, favorendo altresì la speculazione e l’accaparramento delle risorse da parte dei pochi detentori di bitcoin.

Pure gli inventori e i sostenitori del sistema mostrano di non avere le idee chiare, ma in compenso di averne molte diverse. Negli articoli di Repubblica prima si cita uno dei suoi “evangelisti”, Jonathan Mohan, il quale afferma che “se usi un bitcoin invece di un dollaro, hai la certezza che non stai finanziando una guerra, non stai uccidendo i bambini in qualche parte del mondo”. Ma la struttura di creazione del bitcoin non esclude questo. Infatti, Amir Taaki, una sorta di portavoce europeo del sistema, non disdegna affatto che tale moneta possa attirare l’economia sommersa, il commercio di droga, o l’evasione fiscale. Tutto viene visto positivamente, pur di corrodere il potere delle banche centrali. Quindi un nuovo mezzo per corrodere un vecchio potere; ma nessun sistema morale. E perché questo sistema dovrebbe essere più morale del precedente? Per una formula matematica?