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Economia e Finanza

IL CASO/ Le scaramucce dei partiti ci costano una "multa" dell’Ue

Doveva entrare in funzione già l’anno scorso, ora l’Authority dei trasporti sembra più vicina, anche se non mancano alcuni ostacoli di tipo politico. Ce ne parla ANDREA BICOTTI

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L’Authority dei trasporti è sul punto di nascere. Finalmente. Dopo varie vicissitudini, tutte politiche, sono stati indicati i nomi per i componenti di quella autorità che dovrebbe regolamentare il settore dei trasporti da parte dei vari partiti di Governo. Queste indicazioni hanno sollevato alcune polemiche, come quella del Prof. Andrea Boitani, per la non eccelsa qualità dei nominativi, ma nel complesso è un fatto positivo che il Governo abbia cominciato ad agire per creare questa autorità così necessaria. A oggi esiste infatti solamente l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha il compito di controllare ex-post se vi siano stati dei comportamenti scorretti da parte di qualche operatore, ma non esiste, nel settore dei trasporti, nessuno in grado di controllare ex-ante. Questo sarebbe il compito della neonata autorità, vale a dire controllare che le regole del gioco siano uguali per tutti. Un arbitro, davvero necessario in così tanti ambiti, dal trasporto ferroviario a quello autostradale.

La nascita dell’autorità è attesa ormai da oltre un anno e mezzo. Fu il Governo Monti, appena insediatosi, ad averne proposto la creazione. Doveva entrare in funzione nella prima metà del 2012, ma le lotte intestine dentro i partiti hanno cassato le nomine che erano state effettuate. Non se ne fece nulla e l’Italia è rimasta per lungo tempo senza questa autorità. Per tale ragione è in corso una procedura d’infrazione della Commissione europea nei confronti del nostro Paese.

In realtà, allora l’opposizione arrivava dai partiti di quella “strana maggioranza” che ancora oggi discutono per decidere dove mettere la sede dell’autorità. In questi giorni si discute di un’eventuale sede a Torino invece di Roma, senza comprendere l’urgenza dell’inizio dell’attività. Un caso può essere emblematico di quanto sia utile questa autorità. Nel trasporto ferroviario, Rete ferroviaria Italiana è controllata da Ferrovie dello Stato Italiane Holding, che a loro volta controllano Trenitalia. Questo catena societaria pubblica ha mostrato tutta la sua unione nel caso Arenaways, l’azienda torinese che provò a lanciare il servizio tra Torino e Milano. L’impresa fallì miseramente anche a causa dell’opposizione dell’incumbent e l’Antitrust intervenne per multare Ferrovie dello Stato Italiane perché “FS, attraverso le società controllate RFI e Trenitalia, mise in atto una strategia finalizzata a ostacolare e, di fatto, impedire, l’ingresso della società Arenaways sul mercato del trasporto ferroviario passeggeri”.