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SPILLO/ Fitch, Moody’s e S&P’s: così l’Europa può "abbattere" le sorelle del rating

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Ciò vuol dire: che le agenzie sono diventate futili, da utili che erano nell’orientare i risparmiatori e i grandi investitori? Oppure che, come sostiene The Economist, in tempi di crisi risparmiatori e investitori sono diventati meno selettivi - si accontentano di ciò che offre la piazza e non vanno più alla ricerca di primizie?

Ci sono anche altre ipotesi. Una (di cui abbiamo trattato la primavera scorsa) riguarda la comune matrice culturale delle tre maggiori agenzie, tutte americane, anzi yankee. Un’agenzia “europea” non sarebbe auspicabile? Non per nulla, i cinesi si sono dotati di una propria agenzia, la Dagong, specializzata nel rating del debito sovrano. Non è però semplice creare dal nulla un’agenzia di rating. Lo è ancora di meno in un’Unione europea dove è essenzialmente in corso una difficile battaglia tra una scuola con una visione federalista e una che vede un’evoluzione verso accordi a più velocità e privi di ulteriori cessioni di sovranità. Tutto è reso ancora più difficile da un negoziato sostanzialmente impantanato in materia di unione bancaria europea.

Un’ipotesi interessante è un lavoro inedito di Rosa M. Abrantes-Metz e di Kristiyana Teodosieva, ambedue della New York University Le due economiste esaminano come molte azioni e reazioni delle tre principali agenzie siano prevedibili, soprattutto in quanto sembrano muoversi all’unisono, probabilmente in seguito a intense consultazioni tra di loro (un po’ come, per un certo periodo, i direttori di quattro quotidiani italiani ritenuti importanti hanno fatto alle 19:00 ogni sera per decidere come impostare la prima pagina del giorno successivo). Eloquente il titolo del lavoro: Cosa fare con le agenzie di rating? Comprendere il problema per trovare la soluzione. A loro avviso, il nodo è che tra le agenzie si è formato un oligopolio collusivo. Dato che scrivono negli Usa, sottolineano come l’Antitrust debba prendersene carico.

In Europa, credo che la materia debba essere esaminata con attenzione dalla Direzione Generale Concorrenza della Commissione europea (oltre che dalle autorità di regolazione e vigilanza nazionali).

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