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DEBITO RECORD/ Fortis: basta "frottole", l’Italia non è la Grecia

Pubblicazione:martedì 23 luglio 2013

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Ci devono preoccupare per due ragioni. Prima di tutto perché tutte le volte che proviamo ad aprire bocca veniamo subito zittiti perché ci rinfacciano il nostro rapporto debito/Pil per stabilire se il nostro debito è pericoloso o meno. È successo con il governo Berlusconi.

 

Cos’è successo?

Quando c’era il governo Berlusconi, che era un disastro dal punto di vista dell’immagine, i conti stavano ancora in piedi. Siamo stati inchiodati dai mercati per il bunga bunga, mica sui fondamentali. Quando è entrato in carica il governo dei tecnici, avevamo la più bassa crescita del debito pubblico. Tra l’altro avevamo un’economia in cui i consumi delle famiglie erano risaliti ai livelli del 2008.

 

Poi è iniziata l’austerity.

Abbiamo applicato una ricetta sbagliata, la stessa che è stata applicata alla Grecia, che ha sottovalutato i moltiplicatori fiscali e le conseguenze sull’economia. Doppiamente sbagliata nel caso dell’Italia, perché mentre in Grecia sono diminuite le importazioni, da noi è stata distrutta gran parte della produzione. Se i nostri fondamentali sono peggiorati è perché abbiamo applicato una ricetta sbagliata.

 

Di chi è la colpa?

Di quel dannato spread che ci sta punendo oltre misura. Veniamo puniti perché stiamo pagando gli interessi sul debito. È un paradosso. Ci viene applicato lo stesso spread dei paesi che non sono più in grado di pagare gli interessi perché sono vicini al default.

 

Non si salva nessuno?

Guardiamo ai debiti degli altri paesi: se l’Italia ha un debito di 2070 miliardi, quello della Germania è di 2150 miliardi, quello della Francia di 1870, quello della Gran Bretagna, trasformato in euro, è di 1700 miliardi. Ormai stanno diventando tutti come noi. O ci stanno addirittura superando. 



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COMMENTI
24/07/2013 - Analisi zoppicanti (seguito) (Flacco Persio)

Il primo ha messo in crisi le economie europee con la più alta esposizione debitoria, costrette a pagare interessi molto alti per ricollocare il loro debito pubblico; il secondo ha fornito strumenti teorici ad istituzioni come il FMI per dettare le regole dell'austerità ad economie che di tutto avrebbero avuto bisogno meno che di strategie recessive. Io credo che l'esclusione di questi elementi renda qualsiasi analisi sulla crisi inconsistente.

 
24/07/2013 - Analisi zoppicanti (seguito) (Flacco Persio)

Per la maggior parte il profitto non è più generato dall'investimento fatto a ragion veduta sulle aziende con le migliori prospettive di mercato, con il management migliore e più efficiente, con la maggiore capacità di innovazione, il profitto è generato dalle fluttuazione di valore dei titoli, e a guidare le danze sono sistemi automatici che "fiutano" le minime tendenze al ribasso o al rialzo a prescindere dalla loro fondatezza. La platea di micro-trader amplifica le fluttuazioni seguendole alla ricerca del guadagno facile. In sintesi: il mercato finanziario è diventato una bisca che prescinde dall'economia reale. Questo mette in difficoltà gli investitori seri che ancora usano intelligenza, competenza, coraggio, per scommettere sulle aziende che a loro giudizio danno le migliori prospettive di ritorno perché, senza alcun motivo reale, i titoli sui quali hanno investito possono essere esaltati o atterrati nel giro di pochi minuti dalle logiche autoreferenziali della speculazione descritta sopra. A questo quadro appena accennato vanno aggiunti almeno altri due fattori: il massiccio e deliberato attacco speculativo ai debiti sovrani del 2011 e l'influenza di una certa scuola di pensiero che corrisponde ad un ben preciso nucleo di interesse e di potere finanziario. (segue)

 
24/07/2013 - Analisi zoppicanti (seguito) (Flacco Persio)

Il resto è noto: banche in sofferenza, soldi pubblici impiegati per colmare i buchi ed evitare il fallimento, restrizione del credito e, infine, crisi che da finanziaria diventa economica. 2. perdurare della crisi. Il 40-50 % in volume degli scambi che avvengono quotidianamente sui mercati finanziari sono trattati da sistemi automatici. Si tratta di software specializzati e ultrasegreti che girano su server installati in prossimità del CED della Borsa per sfruttare il minimo ritardo che intercorre dall'invio di un ordine alla sua registrazione. Si tratta di frazioni di secondo ma sufficienti per interporre una intermediazione tra l'uno e l'altro che per ogni transazione genera un profitto che è si minimo ma che moltiplicato per milioni di transazioni rende molto al gestore del sistema. Si tratta del famoso HFT (High Frequency Trading), trading ad alta frequenza. L'effetto sui mercati di questi sistemi, unito all'azione di una moltitudine di micro-trader individuali ai quali degli operatori specializzati forniscono consolle che mettono a loro disposizione la possibilità di investire pensioni, stipendi, risparmi, su tutti i mercati mondiali, è quello che abbiamo sotto gli occhi: la volatilità più estrema. (segue)

 
24/07/2013 - Analisi zoppicanti (Flacco Persio)

Anche in questa analisi di Fortis, come in tutte le altre che ho letto, vengono ignorati due fattori di fondamentale importanza per comprendere e descrivere correttamente l'origine della crisi europea e il suo protrarsi del tempo. Deve esserci un motivo per questa sistematica esclusione che sarebbe utile comprendere. 1. origine della crisi. La crisi finanziaria europea ha inizio dallo scoppio della bolla immobiliare USA. Il motivo della devastante ripercussione dello scoppio della bolla statunitense sul sistema finanziario europeo è noto e ben descritto: i mutui immobiliari erogati negli Stati Uniti con grande liberalità e scarsa attenzione a soggetti di dubbia solvibilità: i cosiddetti subprime, sono stati impacchettati dentro strumenti finanziari, marcati tripla A dalle agenzie di rating e immessi nel mercato mondiale. Il tutto sotto gli occhi delle autorità di regolazione e controllo americane. Quando la bolla è scoppiata, da un giorno all'altro si è volatilizzato un enorme ammontare di valore nominale, e questo ha scavato enormi voragini nei bilanci delle banche europee (e perfino in quelli di alcuni enti locali italiani "consigliati" da consulenti finanziari ad investire in quegli strumenti). Quello che è accaduto è che i titoli emessi e garantiti da istituti finanziari americani, e pagati con soldi buoni dagli investitori europei, si sono rivelati per essere cartaccia senza valore. (segue)

 
23/07/2013 - Cattedrali (Diego Perna)

Mi piace il commento secco del Sig. Antonio, con la citazione annessa, aggiungerei che dovremmo, tutti, come Europa , esser d' accordo e in sinergia per la costruzione della Cattedrale cui si riferisce Letta. Per quanto riguarda il ramazzare nel cortile della caserma, pensavo si potesse intuire che la caserma , era magari l' Italia e la guerra era quella che lascia sul campo milioni di senza lavoro in tutta Europa. Io stimo Letta, ma é urgente capire chi l' Europa la vuol costruire e chi ne vuole solo i risultati senza sacrifici. E noi di sacrifici ne abbiamo fatti abbastanza. Ma c' é anche da capire se il livello di preparazione e intelligenza di chi é preposto a costruire sia all' altezza. Fermarsi solo a giudizi rapidi o schierati, resta per tutti come rischio di seguire un' ideologia solo per convenienza. Poca osservazione e molto ragionamento ( e progetti rigidi) portano all' errore, cioé al nostro fallimento economico. Buoan Giornata

 
23/07/2013 - la cattedrale da costruire (antonio petrina)

l'impegno della politica è costruire la cattedrale e non a far la guerra( Letta, discorso alle Acli ,dicembre 2009,cit. da Avvenire 25.04.2013.)

 
23/07/2013 - L' Italia È l'Italia (Diego Perna)

Sono d' accordo , l' Europa o chi per Lei ci costringe alla situazione in cui i ha volutamente portato. Allora ci serve un Governo di Coraggio, politico o tecnico o di scopo che sia. Lo dico da un bel pezzo anch' io,ma ciò che sempre vedo in tutti, anche in coloro , ministri che dovrebbero essere vicini per ideali, una sorta di vanto continuo per azioni che magari nella normalità sarebbero lodevoli, ma in guerra, ramazzare ben bene il cortile, non è proprio da eroi. Speriamo che qualcuno di loro lo legga, cosí anche per avere il punto di vista di uno che vive da dentro il rigore, circondato da negozi chiusi e da clienti che non hanno più né soldi né voglia di spendere quel che gli restano. Ci vuole coraggio, qualcuno lo chiama il coraggio della speranza, che forse è diverso , ma include anche il coraggio che chi comanda, per il bene del popolo , dovrebbe far vedere che non ha solo amore al proprio ruolo istituzionale, nel migliore dei casi, mediatico televisivo nel peggiore. Buon giornata a tutti e Viva il Papa in Brasile e nelle Favelas .