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FINANZA/ Grecia, Portogallo e Spagna mandano un "avvertimento" a Letta

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Due i dati di fatto: a pagare maggiormente l’effetto Fed sono stati i paesi emergenti e quelli con alti deficit di conto corrente, i cosiddetti Cad (Current Account Deficit), ma il fatto che due giorni fa il membro del board della Bce Jorg Asmussen si sia affrettato a ribadire come «la Banca centrale europea resta pronta ad attivare il programma Omt di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, agendo a fianco del fondo di salvataggio europeo Esm e con un ruolo del Fondo monetario internazionale» e che la Bce stessa abbia allentato nuovamente i criteri di eligibilità per il collaterale, fa capire come il combinato disposto di incertezza sul “taper” e arrivo dell’estate stia preoccupando e non poco la Banca centrale europea.

In effetti, c’è il rischio che con i bassi volumi agostani e le ancor più basse difese politiche, qualcuno sia tentato dal mettere alla prova l’Eurotower, cercando di capire se quello degli acquisti senza limite sul mercato secondario sia o meno un bluff. E gli alibi per qualche blitz speculativo non mancano, a partire dai due anelli più deboli della catena dei cosiddetti “periferici”, Grecia e Portogallo. Giovedì scorso il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, era in visita ad Atene e, dopo aver lodato i passi avanti compiuti dal governo ellenico, ha messo in guardia lo stesso dalla tentazione di cedere a politiche dilatorie. «La Grecia prosegua sulla strada delle riforme e non continui a chiedere una ristrutturazione ulteriore del proprio debito o maggiori fondi», ha tuonato il potente politico tedesco. Cui, però, ha fatto eco in un’intervista alla Cnbc, l’ex vice-ministro delle Finanze ellenico, Petros Doukas, a detta del quale «la Grecia semplicemente non può ripagare il suo debito, c’è bisogno di un haircut di almeno il 40% sui debiti correnti. Capisco che sia dura da digerire per i politici europei e per i contribuenti europei, ma è così, è un dato di fatto».

E se Laurent Fransolent, capo del dipartimento reddito fisso europeo di Barclays, ritiene che le parole di Schauble escludano «nuovi aiuti per quest’anno, ma non una nuova ristrutturazione del debito nel 2014», Doukas bolla come «non credibili e mosse da intenti meramente elettorali» le parole del ministro della Merkel: «La Grecia non può né ripagare, né garantire il servizio del debito nella sua forma attuale. L’economia è ferma, anzi in ulteriore contrazione, non si crea reddito e quel poco che si crea viene utilizzato unicamente per ripagare il debito. La Grecia ha bisogno e subito di 5 miliardi di euro, non delle poche centinaia di milioni stanziati dall’Ue». E con la ratio debito/Pil al 160,5% dal precedente 156,9% (un solo trimestre!) e l’economia in recessione per il sesto anno di fila, c’è poco da contestare alle tesi di Doukas.

C’è poi il Portogallo, il cui governo giovedì ha superato un voto di sfiducia presentato dai Verdi, ma che ha visto di fatto scadere domenica la deadline per giungere a un accordo sul piano di salvataggio della troika, dopo l’addio del ministro delle Finanze, Vitor Gaspar. Sul tavolo ci sono i 4,7 miliardi di euro di tagli alla spesa e misure di austerità richiesti da programma di bail-out, destinato a terminare a metà dell’anno prossimo e il Partito socialista, che ha votato a favore della sfiducia, ha accettato di sedersi al tavolo con i due partiti di maggioranza per giungere a un accordo. Tempo sprecato, nessun accordo è stato raggiunto. Il timore è che se l’impasse si protrarrà, potrebbe essere lo spread a dettare i tempi della politica: prima del voto di sfiducia, il decennale lusitano prezzava il 7,27% di rendimento, sceso al 7,03% dopo il passaggio parlamentare. Per Mark Howden, managing director di Nomura, «il Portogallo quasi certamente avrà bisogno di un altro salvataggio. Vedo molto, molto problematico infatti un suo ritorno sui mercati di capitale per finanziarsi: avranno bisogno di ulteriore assistenza, le istituzioni europee si siedano subito al tavolo per negoziarla, perché l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli investitori è turbolenza politica che li spaventi».


COMMENTI
23/07/2013 - forse è il caso di rispolverare soluzioni semplici (Paolo Tanga)

ricordo le mie tre proposte più fattibili e di facile efficacia: 1) sostituire tutte le imposte IMU con un prestito allo Stato all'1% 2)provvedimento compensativo a carico di coloro che beneficiano di detto provvedimento per motivi di equità 3)valorizzare i beni archeologici, artistici e culturali attraverso la creazione di società di gestione mista nel cui capitale far entrare i creditori dello Stato. Dette società devono agire in una cornice ben definita al fine di valorizzare e stimolare gli investimenti conservativi e migliorativi. I primi provvedimenti consentirebbero di ottenere 480 miliardi di euro (più di quanto le proposte in commento consentirebbero) e la riduzione degli interessi compenserebbe la perdita di gettito IMU. Il terzo potrebbe consentire anche l'abolizione del debito se tutti i creditori vi aderissero. Se poi si facesse di più inserendo le proposte meno difficilmente realizzabili ...