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FINANZA/ Grecia, Portogallo e Spagna mandano un "avvertimento" a Letta

Pubblicazione:martedì 23 luglio 2013

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E a provare a calmare i mercati ci ha provato domenica sera il presidente portoghese, Anibal Cavaco Silva, con un discorso televisivo a reti unificate nel quale rendeva noto che, nonostante il fallimento dell’esperimento di un governo di “salvezza nazionale”, la coalizione di governo proseguirà il suo lavoro nel solco del piano concordato con la troika, allontanando di fatto lo spettro delle elezioni anticipate. Gli analisti di Barclays in una nota diffusa ieri mattina definivano l’accaduto «una soluzione positiva, o almeno la meno peggio, rispetto a quella di voto anticipato quest’anno. La coalizione di governo ha ancora una maggioranza se resta unita e potrebbe così giungere alla fine della legislatura prevista per metà del 2015». Immediata la reazione del mercato, con l’indice di Lisbona in rialzo di quasi due punti percentuali trainato dal settore bancario e lo spread del decennale lusitano che prezzava un rendimento del 6,65%, dopo aver toccato l’8% a inizio mese dal minimo a tre anni di maggio al 5,2%.

Ora, come stanno in realtà le cose in Portogallo ve l’ho spiegato nel mio articolo della scorsa settimana, ma è ovvio che in questi giorni di timore malcelato dai governi otterremo soltanto secchiate di ottimismo. In attesa che dal fronte politico giungessero novità rispetto agli assetti del governo, giovedì scorso il Portogallo ha collocato 1,2 miliardi di Bill a 12 mesi all’1,720% di rendimento dall’1,23% del collocamento precedente, un primo test in vista della maratona di aste a breve termine approntata dall’Instituto de Gestao do Credito Publico (Igcp) per la seconda metà di quest’anno. L’ammontare totale da collocare è di 8 miliardi di euro e, sempre stando all’Igcp, questi fondi saranno un pre-finanziamento delle necessità per il 2014, avendo già coperto quelle per il 2013. Nei fatti, anche una sorta di simulazione della reazione dei mercati, che nelle intenzioni del Tesoro «potrebbe portare a un ulteriore consolidamento della normalizzazione del mercato secondario, attraverso emissione su tutta la lunghezza della curva obbligazionaria con aste regolari». Insomma, Lisbona prova a tranquillizzare i mercati dopo i recenti scossoni e snocciola date per le prossime emissioni: 22 agosto, 18 settembre, 16 ottobre, 20 novembre e 4 dicembre. Tutti Bills, ovviamente. Ma qualcuno sui mercati teme che questa accelerazione per ritornare sui mercati nasconda altro: ovvero, il disperato bisogno di Lisbona di emettere debito su tutta la curva delle scadenze - magari anche svenandosi, tanto sa di dover essere salvata di nuovo comunque - per rientrare nel piano di acquisto obbligazionario della Bce, l’Omt, dal quale oggi è esclusa proprio perché non emette debito sull’intera curva di maturity.

E che questo dubbio possa non essere così peregrino lo conferma il dato del decennale lusitani, che sempre giovedì rendevano il 7,08%, ovvero di poco sopra la soglia di sicurezza del 7%. Segnale che a Londra molti investitori obbligazionari leggono in maniera univoca: Lisbona non è in grado di ripagare il suo debito, stante la situazione attuale. Per gli analisti di Bank of America-Merrill Lynch, l’attuale prezzo del trentennale portoghese - circa 65 centesimi sull’euro - significa che gli investitori stanno già prezzando una «significativa possibilità di ristrutturazione del debito». Inoltre, con il bond a 5 e 10 anni in area 7%, non solo si rischia una pericolosa inversione sulla curva dei rendimenti, ma anche un pressoché impossibile ritorno al finanziamento indipendente del debito sui mercati di capitale da metà 2014, come programmato dal governo. Esattamente il segnale che l’Igcp sta cercando di disinnescare.

Per Bank of America-Merrill Lynch, «questo è esattamente il livello, raggiunto il quale, sia Irlanda che Portogallo hanno smesso di vendere bonds e la Spagna è stata salvata unicamente dalla promessa della Bce di comprare obbligazioni attraverso il programma Omt». Ma nonostante i livelli raggiunti, gli analisti della banca d’affari non vedono la ristrutturazione del debito lusitano come lo sbocco più semplice e automatico, anche se i toni da pompiere vengono presto smentiti da un’altra considerazione. Ovvero che a livello di prezzatura in un processo di ristrutturazione su tutta la curva di maturazione si crollerebbe in area 60 centesimi sull’euro, non lontano dal valore attuale del bond a 30 anni, ma molto al di sotto del livello attuale del decennale, il quale prezza circa 84,50 centesimi sull’euro. E questa valutazione potrebbe offrire un’ulteriore spiegazione al clamore con cui l’Agenzia per il debito lusitana ha reclamizzato sul mercato le sue aste di Bills, visto che le scadenze a breve non stanno scontando la stessa pressione di quelle medio-lunghe e che potrebbero essere esentate da un possibile processo di ristrutturazione, permettendo a chi non teme uno swap in stile greco a breve di essere tentato dai rendimenti e operare su un portafoglio equally-weighted fra trentennali e Bills a breve. Io ve lo sconsiglio vivamente.


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COMMENTI
23/07/2013 - forse è il caso di rispolverare soluzioni semplici (Paolo Tanga)

ricordo le mie tre proposte più fattibili e di facile efficacia: 1) sostituire tutte le imposte IMU con un prestito allo Stato all'1% 2)provvedimento compensativo a carico di coloro che beneficiano di detto provvedimento per motivi di equità 3)valorizzare i beni archeologici, artistici e culturali attraverso la creazione di società di gestione mista nel cui capitale far entrare i creditori dello Stato. Dette società devono agire in una cornice ben definita al fine di valorizzare e stimolare gli investimenti conservativi e migliorativi. I primi provvedimenti consentirebbero di ottenere 480 miliardi di euro (più di quanto le proposte in commento consentirebbero) e la riduzione degli interessi compenserebbe la perdita di gettito IMU. Il terzo potrebbe consentire anche l'abolizione del debito se tutti i creditori vi aderissero. Se poi si facesse di più inserendo le proposte meno difficilmente realizzabili ...