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FINANZA/ Grecia, Portogallo e Spagna mandano un "avvertimento" a Letta

Il debito portoghese deve essere ristrutturato, c’è poco da fare: per coprire scadenze e servizio del debito fino alla fine del 2016 servono 76 miliardi di euro, quindi o si passa a una soluzione alla greca, un bell’haircut per i detentori privati (tra cui le banche portoghesi, che quindi andrebbero ricapitalizzate) oppure si lascia che Lisbona agonizzi ancora per un po’, buttando via soldi e tempo in attesa che l’euro si spezzi in due e la Germania possa lavarsene le mani, dopo aver scaricato tutto il debito a rischio. Punto.

 

 

Come se tutto questo non bastasse, poi, anche la Spagna ci conferma il trend dell’estate: ovvero, ottimismo a oltranza a fronte di dati macro da pelle d’oca. Il ministro delle Finanze iberico, Luis de Guindos, nel fine settimana ha infatti trionfalmente annunciato che «finalmente la recessione è dietro le nostre spalle». Ora, io non voglio essere il solito guastafeste. ma guardate questo grafico sulla crescita dei prestiti nel settore bancario spagnolo e ditemi se vi pare foriero di un’uscita dalla recessione.

 

 

Tanto più che il Fmi ha abbassato le stime di crescita economiche della Spagna al -1,6% per quest’anno e allo 0% il prossimo: a casa mia numeri del genere non sono esattamente indicatori di una recessione terminata. Inoltre, il settore bancario rischia di incagliarsi nuovamente, stante i prezzi delle abitazioni sceso del 7,8% nel secondo trimestre di quest’anno da quello del 2012, arrivando al livello del 2004: il che significa, in soldoni, una perdita reale del 30%. Sul mercato ci sono 2,2 milioni di case, o di proprietà delle banche o in procedura di pignoramento o ancora in costruzione: lo conferma il consulente per il real estate RR de Acuna.

Sappiate che la Spagna ha un mercato immobiliare annuale di 240mila unità e una continua diminuzione della popolazione, -0,7% lo scorso anno, a causa dell’emigrazione giovanile: a vostro giudizio che incaglio possono rappresentare per le banche e per il settore immobiliare quelle 2,2 milioni di unità immobiliari? Quanti anni ci vorranno per assorbirle? Almeno una decina, ai ritmi attuali. Per uscire davvero dalla recessione con un quadro simile ci vorrebbe una crescita nominale del Pil tra il 4% e il 5%, altrimenti la Spagna morirà di asfissia monetaria, stante l’impossibilità di una reflazione del Pil nominale all’interno dell’eurozona.

Spero di sbagliarmi, ma c’è troppa calma sui mercati per poterla giustificare unicamente con lo scudo, più formale che sostanziale, della Bce. Il governo Letta non compia nemmeno per un istante l’errore di abbassare la guardia. 

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COMMENTI
23/07/2013 - forse è il caso di rispolverare soluzioni semplici (Paolo Tanga)

ricordo le mie tre proposte più fattibili e di facile efficacia: 1) sostituire tutte le imposte IMU con un prestito allo Stato all'1% 2)provvedimento compensativo a carico di coloro che beneficiano di detto provvedimento per motivi di equità 3)valorizzare i beni archeologici, artistici e culturali attraverso la creazione di società di gestione mista nel cui capitale far entrare i creditori dello Stato. Dette società devono agire in una cornice ben definita al fine di valorizzare e stimolare gli investimenti conservativi e migliorativi. I primi provvedimenti consentirebbero di ottenere 480 miliardi di euro (più di quanto le proposte in commento consentirebbero) e la riduzione degli interessi compenserebbe la perdita di gettito IMU. Il terzo potrebbe consentire anche l'abolizione del debito se tutti i creditori vi aderissero. Se poi si facesse di più inserendo le proposte meno difficilmente realizzabili ...