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Economia e Finanza

CONSERVATORI/ L’assedio a Draghi fa "esultare" i poteri forti (dei mercati)

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

La seconda resistenza conservatrice è, ça va sans dire, nella Bundesbank o meglio in Germania, perché la banca centrale non fa che rispecchiare interessi, umori e opinioni del governo e del Paese. Un alto dirigente della Banca d’Italia confessa che quando due anni fa l’economista Hans Werner Sinn agitava lo spettro del target 2, sembrava che parlasse di una questione tecnica (si tratta della compensazione dei pagamenti transfrontalieri), ai limiti dell’esoterismo se tutti battono la stessa moneta. Invece, Sinn aveva già in mente una possibile rottura e la distribuzione degli oneri e dei costi. L’economista tedesco continua a essere a favore dell’unione per ragioni politiche, ma sul piano economico sostiene che non funziona. In fondo, è l’opinione più diffusa nella classe dirigente non solo tedesca, ma europea. Fino a quando potrà reggere questa frattura tra le due dimensioni?

Intanto, è stata bloccata un’altra delle innovazioni di Draghi: il piano per il credito alle imprese, ancora una volta a causa del timore che si trasformi in un aiuto surrettizio ai paesi deboli (cioè in sostanza all’Italia). Se, come è probabile, verrà rinviata l’unione bancaria, se si arriverà a litigare su chi controlla il controllore (cioè il vigilante unico), allora questo può diventare il segnale dello sfascio. Tana liberi tutti? Magari non completamente, ma ognuno pensi soprattutto a se stesso.

Il modello Cipro, cioè far pagare la crisi delle banche non solo agli azionisti, ma anche ai depositanti (e ai contribuenti che comunque dovranno metter mano al portafogli se intervengono le finanze pubbliche), è quello preferito dalla Germania. In teoria un segno di responsabilità, perché riduce l’azzardo morale. In pratica, un’ulteriore passo verso la ri-nazionalizzazione: ciascun per sé, la solidarietà e l’aiuto collettivo ridotti al minimo indispensabile per non innescare reazioni sistemiche stile Lehman Brothers.

Vedremo che cosa deciderà la Corte costituzionale di Karlsruhe sull’Omt e se il meccanismo salva-stati (l’acquisto diretto dei titoli pubblici a breve sul mercato secondario da parte della Bce) ne uscirà integro o con le ossa rotte. In ogni caso, il nuovo Zeitgeist imporrà ai paesi costretti a chiedere aiuto condizioni iper-draconiane: la medicina rischia di essere peggiore del male.

Ma non c’è solo Berlino nella lista dei conservatori. Parigi, che a parole è contro l’austerità e ha sostenuto la svolta attivista di Draghi, non è in grado di sopportare un trasferimento ulteriore di sovranità fiscale. La crisi del bilancio pubblico è tale che il governo ha dovuto chiedere una proroga, alla faccia delle regole uguali per tutti. È chiaro che, se non riesce a rispettare i criteri di Maastricht, il Fiscal compact e (tanto meno) la norma del pareggio, non può neppure rinunciare a una politica nazionale. Ammesso che lo voglia: questo è un aspetto dirimente, sul quale i francesi di ogni parte politica, a destra e a sinistra, hanno sempre puntato i piedi. Il paradosso è che gli italiani e in parte gli spagnoli, che avrebbero bisogno di maggiore flessibilità, restano gli unici disponibili a farsi guidare da Francoforte se non proprio da Berlino.