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Economia e Finanza

FINANZA/ La speculazione prepara l’attacco alla Spagna (e all'Italia?)

Il governo Rajoy ha stornato 3,5 miliardi di euro dal fondo il 1 luglio e un altro miliardo lunedì 15, per far fronte al doppio assegno estivo e natalizio di cui godono i pensionati iberici. Già lo scorso anno si ricorse a questo escamotage, ma soltanto una volta, al fine di garantire il pagamento delle pensioni, per ben 7 miliardi di euro. Dopo l’ultima operazione di storno, il ministero delle Finanze ha comunicato che il Fondo può contare su 59,3 miliardi di euro, circa il 5,65% del Pil del Paese. Direte voi, c’è comunque margine per gestire la situazione. Certo, peccato che il 97% del denaro del Fondo sia investito in titoli di Stato spagnoli: avete idea cosa significherebbe un balzo dello spread, con conseguente crollo del valore di quelle obbligazioni? O, peggio, cosa significherebbe una ristrutturazione del debito o magari un default, con haircut feroce su quelle detenzioni? Che qualche milione di spagnoli si ritroverebbe senza pensione. A quel punto, il rischio di una degenerazione delle proteste sociali sarebbe automatico. E se la situazione politica non si chiarirà, qualcuno nelle prossime settimane potrebbe essere tentato di liberarsi di titoli spagnoli, innescando la più classica delle spirali speculative autoalimentanti. Con tutto ciò che ne consegue.

Attenzione quindi ai facili ottimismi. E, ancor di più, ai Robespierre interessati. 

 

P.S.: Immagino già che, giunti al termine dell’articolo, i miei detrattori stiano sottolineando come io mi sia ben guardato dal dare conto del fatto che l’indice Pmi flash dell’Eurozona sia migliorato a luglio, tornando sopra i 50 punti. Lo faccio ora. Grazie al buon andamento della Francia e all’impennata della Germania, l’indice composito dell’area euro è avanzato da 48,7 a 50,4 punti, sopra gli attesi 49,1 punti, portandosi ai massimi da 18 mesi e superando la soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione dell’economia. Contenti? Bene, ora vi spiego non solo perché non ne avevo fatto menzione prima, ma anche perché questo dato non significhi proprio nulla.

In primo luogo, per quanto ci dimostra il primo grafico, ovvero che già all’inizio del 2012 si era tornati in area di crescita - ovvero sopra 50 - salvo poi finire come siamo finiti. In secondo luogo, perché il secondo grafico dimostra plasticamente il motivo per cui sono certo che questo trend non significa ripresa. Guardate a che livello sono i prestiti bancari verso soggetti primati nell’area euro a fronte della massa monetaria M3? Mi spiegate come si può pensare che l’economia cresca a fronte di un meccanismo di fornitura e trasmissione del credito che funziona solo per i paesi del Nord ma che è completamente saltato nel suo insieme? Rifletteteci, perché quel dato vuol dire solo che Germania e Francia (fresca di declassamento di Fitch, due dati che divergono un po’) forse stanno ripartendo un pochino. Ma a me, francamente, di questo non frega assolutamente nulla, non essendo né tedesco, né francese.

 

 

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