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IL CASO/ Pelanda: la crisi della classe media? Si guarisce con l'educazione

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

In Italia abbiamo una massa di personale improduttivo, intendiamoci non per colpa dei singoli, che sta nel mercato protetto dell’amministrazione statale. Circa 3 milioni e 700mila persone, a cui vanno aggiunti altri 2 milioni di dipendenti delle municipalizzate.

 

Per loro non c’è la crisi?
Questa categoria, ripeto, non per responsabilità dei singoli, è diventata una classe parassita. È la classe media, statalizzata, un blocco sociale che impedisce qualsiasi tipo di riforma del welfare state. Ma la crisi è inevitabile: non possono esistere insieme l’eurozona e lo stato sociale. A lungo andare, o salta l’euro o salta l’eurozona. L’eurozona impone il pareggio di bilancio, quindi le garanzie sociali non si possono più finanziare a debito.

 

In Italia c’è anche una classe media che produce.
Certo, ci sono persone che vivono di mercato e purtroppo, lo vediamo, sono quelle che stanno pagando maggiormente i costi della crisi.

 

In America la destra come affronta questo tema?
I repubblicani hanno un compito molto importante. Lo stress cui è sottoposta la classe media rischia di coagulare consenso sulle posizioni di Obama, il quale ha intercettato un disagio vero. Mi auguro che siano in grado di offrire soluzioni alternative a quelle che propone Obama, riconoscendo innanzitutto che il problema c’è.

 

Lei cosa suggerirebbe?
Per governare bisogna dare risposte vere alla gente. Non è vero, come sostengono, che tutti i problemi della classe media si risolvono con meno Stato. Cioè con l’esatto contrario di quello che sostiene la sinistra, che per risolvere i problemi propone più Stato. Nel mio nuovo libro “Il nuovo progresso” approfondisco proprio questo tema: da liberalista dico che è necessario inserire nuovi concetti di garanzie. E quella dell’investimento nell’educazione è uno dei più importanti.



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