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IL CASO/ Pelanda: la crisi della classe media? Si guarisce con l'educazione

Pubblicazione:sabato 27 luglio 2013

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

In Italia abbiamo una massa di personale improduttivo, intendiamoci non per colpa dei singoli, che sta nel mercato protetto dell’amministrazione statale. Circa 3 milioni e 700mila persone, a cui vanno aggiunti altri 2 milioni di dipendenti delle municipalizzate.

 

Per loro non c’è la crisi?
Questa categoria, ripeto, non per responsabilità dei singoli, è diventata una classe parassita. È la classe media, statalizzata, un blocco sociale che impedisce qualsiasi tipo di riforma del welfare state. Ma la crisi è inevitabile: non possono esistere insieme l’eurozona e lo stato sociale. A lungo andare, o salta l’euro o salta l’eurozona. L’eurozona impone il pareggio di bilancio, quindi le garanzie sociali non si possono più finanziare a debito.

 

In Italia c’è anche una classe media che produce.
Certo, ci sono persone che vivono di mercato e purtroppo, lo vediamo, sono quelle che stanno pagando maggiormente i costi della crisi.

 

In America la destra come affronta questo tema?
I repubblicani hanno un compito molto importante. Lo stress cui è sottoposta la classe media rischia di coagulare consenso sulle posizioni di Obama, il quale ha intercettato un disagio vero. Mi auguro che siano in grado di offrire soluzioni alternative a quelle che propone Obama, riconoscendo innanzitutto che il problema c’è.

 

Lei cosa suggerirebbe?
Per governare bisogna dare risposte vere alla gente. Non è vero, come sostengono, che tutti i problemi della classe media si risolvono con meno Stato. Cioè con l’esatto contrario di quello che sostiene la sinistra, che per risolvere i problemi propone più Stato. Nel mio nuovo libro “Il nuovo progresso” approfondisco proprio questo tema: da liberalista dico che è necessario inserire nuovi concetti di garanzie. E quella dell’investimento nell’educazione è uno dei più importanti.



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