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Economia e Finanza

LETTERA BCE/ Giannino: in Italia più tasse che riforme, colpa di tecnici e burocrati

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Dal 2000 alla fine del 2012, abbiamo avuto un aumento di 228 miliardi di entrate e di 274 miliardi di spesa pubblica. Negli 8 anni in cui il centrodestra ha governato, le entrate sono aumentate di 156 miliardi; nei due anni e mezzo di governo di centrosinistra, di 58. Restano una ventina di miliardi attribuibili ad un anno di governo Monti. Il ritmo annuale di aumento delle entrate, quindi, è pressappoco analogo. Certo, Monti ha aggravato il fardello impositivo in un momento in cui avevano già raggiunto l’apice di intollerabilità. Tuttavia, Bini Smaghi non fa altro che descrivere un trend che ha riguardato tutti gli schieramenti.

 

Perché in Italia si preferisce tassare che riformare?

L’Italia è penalizzata da numerose anomalie. Siamo l’unico grande Paese europeo in cui non ci sono soggetti che si richiamano alle grandi famiglie europee del popolarismo (non dimentichiamo che il Ppe quasi ripudiò Berlusconi) e della socialdemocrazia. La circostanza si è esasperata con la tripartizione del Parlamento prodotta dalle ultime elezioni. Il tutto, dipende da una seconda anomalia: il nostro sistema istituzionale è caratterizzato da numerose falle. La forma di governo è debolissima mentre le forze parlamentari esprimono il proprio potere più con i veti che con la collaborazione alla realizzazione dei programmi. Il timone della politica della finanza pubblica, infine, è stato assunto dai tecnici della Ragioneria generale dello Stato e dai vertici della pubblica amministrazione.

 

Cosa intende?

Una minoranza composta da non più di 200 persone (capi di gabinetto, direttori generali, magistrati amministrativi e contabili) scrive e interpreta le norme. Un fenomeno che non ha eguali in Europa. Che deriva da un vuoto originato dall’assenza di partiti in grado di selezionare accuratamente la propria classe dirigente. Abbiamo, d’altra parte, una legge elettorale che manda in Parlamento i prescelti dai capi-partiti, nominati non in base alla preparazione, ma alla fedeltà.

 

Tornando alla lettera: la priorità sono le liberalizzazioni delle professioni, dei servizi pubblici locali  e della pubblica amministrazione come dice Bini Smaghi?