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LETTERA BCE/ Giannino: in Italia più tasse che riforme, colpa di tecnici e burocrati

Pubblicazione:domenica 28 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 28 luglio 2013, 14.25

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Anzitutto, chiunque concorda nell’affermare che si tratta di riforme utili. Il cui effetto, tuttavia, si rivela nel medio-lungo termine. Quindi, dobbiamo comprendere se l’Italia sia in condizione di considerare quelle riforme la priorità, oppure come riforme indubbiamente necessarie, ma da assumere in subordine a misure tempestive che diano segnali ai nostri partner. Detto questo, credo che il nostro problema di produttività generale vada affrontata liberalizzando nell’ambito dei servizi pubblici e privati (idrici, energetici, creditizi ecc..) non esposti alla concorrenza nel mercato domestico. Va da sé che non è sufficiente liberalizzare, dando sfrenata libertà a chi ha più soldi e ipotizzando che il mercato, in seguito, si autoregolamenti. E’ necessario farlo, invece, assumendo un diverso approccio regolatorio. Il soggetto pubblico, per esempio, deve garantire che il privato investa nel servizio concesso. E’ ancora più fondamentale, in ogni caso, un profondo cambio di marcia rispetto alle politiche di finanza pubblica, rispetto sulla spesa e sulle dismissioni, che sin qui è mancato.

 

Ci spieghi.

Monti ha accentuato il tasso di diminuzione della propensione della spesa pubblica a crescere. Ma non ha proposto, lui come nessun altro, di cambiare i criteri di contabilità pubblica italiana, in base ai quali si fanno le leggi di stabilità. Essi sono fondati sugli andamenti tendenziali di competenza, mentre sarebbe necessario prendere lo storico della spesa di un anno, e rispetto ai termini reali di quella spesa - non ai tendenziali  inerziali – produrrete dei tagli veri.

 

Crede che ci siano le condizioni per fare questi interventi?

Sono scettico. Il governo è troppo condizionato dagli impegni assunti dai contrapposti partiti della maggioranza.  

 

(Paolo Nessi)



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