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Economia e Finanza

LETTERA BCE/ Giannino: in Italia più tasse che riforme, colpa di tecnici e burocrati

Secondo OSCAR GIANNINO, siamo penalizzati da numerose anomalie, a partire da una classe politica selezionata non tanto in base alla preparazione, quanto alla fedeltà ai capi partito

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Ferruccio De Bortoli, nel suo editoriale del 24 luglio, spiegava perché a questo governo e alla stabilità non c’è alternativa, ricordando cosa accadde il del 5 agosto del 2011 «quando il governo Berlusconi ricevette la contestata lettera della Banca centrale europea». «Il Cavaliere - scrive De Bortoli - considera quella missiva, che conteneva una serie di impegni immediati, alla stregua di un golpe europeo. In realtà il governo, dopo il vertice di Cannes, nel quale si prese l'impegno del pareggio di bilancio, non stava più in piedi. La lettera della Bce rappresentò un ultimo atto di fiducia, preceduto da acquisti di titoli italiani per 160 miliardi». Il 27 luglio, Lorenzo Bini Smaghi, ha scritto al Corriere per precisare ulteriormente i termini della questione. Facendo presente che quella lettera invitava a fare delle importanti riforme quando, invece, si è provveduto unicamente ad aumentare la tassazione. Abbiamo parlato di tutto ciò con Oscar Giannino.

Si trattò di un semplice invito a fare delle riforme?

Nel 2011, quando gli strumenti straordinari della politica monetaria della Bce (Omt e Ltro) non erano ancora stati predisposti, all’interno del circuito istituzionale europeo esistevano delle vere e proprie falle ordinamentali. La lettera della Bce, in un tale contesto, non si poteva considerare un semplice invito. Fu, piuttosto, un’indicazione analitica prescrittiva, ricevuta la quale vi fu la certezza che, in assenza della realizzazione dei punti prescritti, avremmo avuto grandi problemi a piazzare i nostri titoli. Quindi, la tesi di chi difende le prerogativa della sovranità nazionale in ordine alle politiche di bilancio, sia pur nell’ambito dell’ordinario controllo da parte delle autorità europee, e afferma che si trattò di un episodio non codificato, ha dei fondamenti. Va anche detto che Ferruccio De Bortoli ci ha rivelato che all’epoca era stato messo a punto un decreto di chiusura dei mercati finanziari, rimasto nel cassetto, e di cui Tremonti, allora ministro, giura di non saperne niente. Mi pare un argomento sul quale, presto o tardi, il capo dello Stato dovrà dirci come le cose sono andate. Ciascuno, altrimenti, potrà continuare ad affermare che l’avvicendamento al governo fu una forzatura del tutto illegittima.

Nel merito, Bini Smaghi afferma che invece che varare delle riforme si è preferito aumentare le tasse.