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DATAGATE/ Pelanda: è una guerra interna agli Usa per "far fuori" Obama

Secondo CARLO PELANDA il caso Datagate non mette a rischio gli accordi per la creazione di un’area di libero scambio tra Europa e Usa. Semplicemente perché l'Europa non può dire di no

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Il Datagate, secondo le dichiarazioni dei politici europei, metterebbe a rischio gli accordi per la creazione di un’area di libero scambio tra Europa e Usa. Per Carlo Pelanda tuttavia non ci saranno stop. I negoziati proseguiranno visto che «è l’America che sta forzando e l’Europa non può dire di no, perché senza l’aggancio americano l’eurozona non riesce a risollevarsi». Per il professore di Politica ed Economia internazionale all’Università statunitense della Georgia, «sul piano economico la favorita da questi accordi è l’Italia». E dietro al Datagate ci sarebbe un conflitto tutto interno agli Usa.

Il Datagate rischia di avere ricadute negative sui negoziati in corso tra Europa e Usa per la creazione di un’area di libero scambio. Cosa succederà adesso: le trattative si bloccheranno?

È incomprensibile che le due cose vengano messe in relazione.

Incomprensibile?

Che esista una relazione tra il negoziato per l’area di libero scambio e il Datagate è davvero incomprensibile. Un’idea del genere può venire solo da esponenti di estrema sinistra o da stramboidi che hanno detto: l’America è cattiva, non facciamo un accordo con loro. Poi la stampa l’ha ripresa e ha creato un caso.

Una montatura dei giornali?

Il caso non esiste. Come non esiste la più remota possibilità che i governi interrompano l’agenda dei negoziati per l’area di libero scambio. È solo un fatto giornalistico.

Ci sono nemici dell’accordo? Chi sono?

Certo che ci sono. Non solo negli Stati Uniti, dove ci sono movimenti politici contrari. Ce ne sono anche in Europa. La Francia, ad esempio, non lo accetta volentieri.

Perché?

Per questioni di concorrenza. Se si tolgono le barriere doganali e si lascia libera concorrenza, la Francia, che è quasi moribonda sul piano economico, non ce la fa a essere competitiva.

L’accordo favorisce qualcuno?

Sul piano economico la favorita è l’Italia. La Germania, invece, accetta più per motivi politici, come male minore, ma non è soddisfatta. È l’America che sta forzando e l’Europa non può dire di no, perché senza l’aggancio americano l’eurozona non riesce a risollevarsi.

I negoziati proseguiranno quindi senza intoppi?