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FINANZA/ Le due leve di Draghi per dare credito alle imprese

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Ci stiamo avvicinando al prossimo meeting della Bce (in programma domani) con grandi aspettative: Draghi potrebbe avviare ufficialmente una nuovissima stagione di politica monetaria e creditizia, da molti ritenuta necessaria per risolvere la corrente recessione. La nuova politica della Bce dovrebbe poggiare su due leve: tassi di interesse negativi sui depositi presso la Bce, e acquisto di Abs (Asset-backed securities) su crediti alle imprese. Sempre presentate come due azioni separate per rimettere in circolo la liquidità e riattivare il circuito del credito privato, in realtà possono esser viste come due elementi di un’unica strategia.

Attualmente la Bce gestisce un “corridoio” di tassi, il cui il centro è il Refi (il tasso principale di rifinanziamento alle banche) oggi allo 0,50%, e gli estremi sono posti a più e meno 50 punti base dal Refi. L’estremo inferiore è, sinteticamente, il rendimento riconosciuto ai depositi delle banche presso la Bce, cioè il famoso “parcheggio” della loro liquidità; un calcolo banale ci dice che oggi questo rendimento è zero. Pure con rendimento zero le banche continuano a parcheggiare denaro preso in prestito dalla Bce (la strategia oggi costa mezzo punto: prendi a prestito a 0,50%, e parcheggi allo 0%). L’ipotesi più probabile è che la Bce riduca il Refi allo 0,25%, tenendo ferma l’ampiezza del corridoio, il che significa un rendimento del “parcheggio” al -0,25%. Questo per “incoraggiare” le banche a utilizzare la liquidità per concedere più credito a imprese e famiglie.

Vorrei far notare che in realtà il costo di questo “parcheggio” non varia, perché se è vero che il suo rendimento diventa negativo di un quarto di punto, parimenti il costo di quella liquidità in prestito dalla Bce cala a un quarto di punto, il che significa - altro calcolo banale - che il costo del tutto resta di mezzo punto. È lecito chiedersi: se il costo netto del parcheggio della maggior liquidità non cambia, cosa dovrebbe stimolare le banche a convertire il “parcheggio” in nuovi prestiti? La mia risposta: a parte la bruttezza di tassi attivi negativi in bilancio, e visto che già l’azzeramento del rendimento nominale non aveva stimolato il credito, nulla. In realtà, la manovra potrebbe spingere a dirottare il “parcheggio” verso i titoli di Stato (sola alternativa per tener basso il rischio), il che è certamente gradito all’arco politico europeo.

I critici temono invece un “effetto Danimarca”, cioè che le banche continuino la strategia di “parcheggio” e scarichino il minor rendimento sui clienti. Ma come mostrato sopra, il costo netto del “parcheggio” resterebbe lo stesso, quindi le ragioni di un rialzo dei tassi sul credito dovrebbero essere altre. Dobbiamo però chiederci perché le banche continuano a “parcheggiare” in perdita: la motivazione sta certo nell’esigenza di fondi per gestire il credito problematico e quindi i propri ratio patrimoniali e, appunto, di liquidità. Trovare il modo di sfavorire la riserva di liquidità data dal “parcheggio”, e quindi l’opportunità di indebitarsi preventivamente presso la Bce, può causare - allora - la necessità di recuperare spazio in termini di capitale e liquidità per altre vie, e quella più “naturale” è la contrazione (ulteriore) del credito: questa è una ragione vera di un possibile rialzo dei tassi sul credito.



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