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IOR/ Mazzotta: conviene abolirlo, al Vaticano non serve più

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E’ indubbio. Compito dello Ior è sempre stato quello di ricevere i flussi che arrivano da tutto il mondo per ridistribuirli secondo le esigenze del Santo Padre e della Chiesa, e per sostenere le miriadi di iniziative socio-umanitarie sparse ai quattro angoli del globo. Oggi, un’attività del genere può facilmente essere svolta attraverso una convenzione con qualsiasi banca internazionale, nel pieno rispetto della regolamentazione vigente.

 

In tal senso, si ipotizza la realizzazione di una banca etica e di una fondazione esterna alla Santa Sede.

 Le soluzioni che comportano la cessazione della funzione finanziaria dello Ior possono essere di vario tipo. Indubbiamente, è lecito ipotizzare fondazioni volte a sostenere le più disparate iniziative senza svolgere per forza intermediazione creditizia. Ribadisco che di istituti che effettuano tali attività ce ne sono in abbondanza, sono in concorrenza tra di loro, e dispongono di tutti gli strumenti necessari per rispettare le normative comunitarie e internazionali, specie in materia di trasparenza.

 

Da questo punto di vista, crede che oggi esista ancora la cosiddetta finanza cattolica?

 Se la intendiamo come lobby, direi di no. Sarebbe, invece, interessante concentrare le energie per comprendere in che termini il bagaglio di valori di ispirazione cristiana sia applicabile all’esercizio dell’attività finanziaria, e se persista la volontà di aprire un dibattito del genere; sarebbe altresì utile, specie in questa fase travolta dal cambiamento, comprendere quale possa essere il contributo del pensiero cristiano - che dal punto di vista della dottrina sociale è tutt’altro che irrilevante - alla creazione di strumenti e di equilibri inediti. Restringendo il campo all’aspetto puramente bancario, dobbiamo chiederci come tornare a gestire la finanza affinché possa servire l’economia reale e non più solamente se stessa. In un mondo in cui il totale dell’intermediazione finanziaria è un multiplo del pil globale, una riflessione volta a far dimagrire sia nei volumi che nei metodi la finanza speculativa è necessaria quanto, purtroppo, carente.

 

(Paolo Nessi)



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