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Economia e Finanza

FINANZA/ Italia nel mirino “grazie” a Mps

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Ed è proprio di pochi giorni fa la notizia che gli istituti di credito iberici hanno aumentato del 10% le loro detenzioni di debito pubblico governativo nei primi tre mesi di quest’anno, passando da 200 miliardi agli oltre 225 di fine marzo, il 40% del totale. E in Grecia, cosa è successo? La stessa cosa. Non solo l’Ue non conteggia le liabilities contingenti nella ratio debito/Pil nazionale, ovvero non vengono contabilizzate le garanzie statali sul debito delle banche per le loro continue emissioni obbligazionarie, ma nemmeno il denaro ottenuto dopo che quei titoli sono stati postati presso la Bce come collaterale per ottenere moneta. E gli altri? Uguale identico. Quando Dexia è finita nei guai, Belgio, Francia e Lussemburgo hanno salvato la banca prestandole dei soldi. Pensate che nei bilanci degli Stati quel denaro sia stato contabilizzato come prestito? No, come investimento, garantendo quindi un aumento degli assets statali e non un aumento del debito pubblico, quindi della ratio debito/Pil.

Scusate, ma, seppur mascherato, questo non è un programma di stimolo, non è un QE in piena regola, non è un colossale caso di aiuto di Stato o aiuto comunitario a soggetti privati? Tanto più che oggi la Bce detiene l’80% dei suoi assets a valore facciale e con lo status “risk free”, ovvero esente da rischio di credito. Peccato che così facendo le banche ottengano soldi al tasso “risk free” del 100% del prestito, anche se hanno postato come collaterale carta straccia e che ora quella paccottiglia stia nel bilancio dell’Eurotower a valore facciale e non di mercato. Ma tant’è, certe cose è meglio non ricordarle per Almunia e per il Financial Times. Ma andiamo avanti.

Al culmine del ridicolo, ieri la Commissione europea - attraverso un suo portavoce - ha dichiarato che «non commenta le fughe di notizie». Come dire: tutto vero, ma non possiamo ammetterlo, usiamo come sempre in questi casi il Financial Times per mandare messaggi nemmeno troppo in codice al Governo italiano. Due anni fa fu la Bce con la sua lettera-diktat, quest’anno la Commissione europea per la vicenda Mps: a quanto pare, ogni due estati, ci tocca finire nel mirino. Soprattutto quando il Paese è guidato da un governo non gradito all’establishment. Il Financial Times, poi, ultimamente sembra averci preso gusto: prima lo scandalo derivati con Draghi e la Cannata sparati in prima pagina manco fossero dei delinquenti comuni, poi la vicenda kazaka (nemmeno per le extraordinary renditions della Cia si scomodarono così quelli del quotidiano della City), ora la soffiata su Mps. Saranno tutte coincidenze, per carità del Signore, ma cominciano a sembrarmi un po’ troppe.

Nonostante tutto, il Paese sembra però reggere. Ieri lo spread tra Btp e Bund è sceso a 275 punti base dopo il buon esito dell’asta di Bot a 6 mesi, con il Tesoro italiano che ha collocato tutti gli 8,5 miliardi di titoli semestrali allo 0,799%, il minimo da maggio, con un bid to cover Bot a 1,47, in miglioramento dal 1,36 di giugno. Lo stesso Bot veniva indicato venerdì sera sul grey market, in un contesto di scambi ridotti, al rendimento medio dello 0,73%: basti ricordare che all’asta di un mese fa i Bot semestrali furono collocati all’1,052%. Oggi però potrebbe essere il giorno della tempesta perfetta, anche se non ci credo. In attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sul processo Mediaset, ovvero sul destino politico di Silvio Berlusconi e con lui del governo Letta, il Tesoro emetterà Btp per un ammontare tra i 5-6,75 miliardi di euro, tra cui anche il nuovo decennale, mentre dopodomani toccherà a Madrid emettere Bonos sul mercato.