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FINANZA/ Bagnai: la trappola dell’euro sta facendo a pezzi l’Italia

Pubblicazione:mercoledì 31 luglio 2013

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Dico solo che quando dice che l’Italia è nella periferia dell’eurozona non fa altro che dire che fa parte di quel gruppo di paesi che importano capitali da un Paese centro che è la Germania. Se questo è fisiologico, c’è però anche un aspetto patologico.

 

Quale?

 

Normalmente, secondo la teoria economica, a un certo punto i paesi arretrati raggiungono quelli avanzati e quindi questo processo si smorza. In Europa questo non è successo.

 

In pratica sta dicendo che l’Europa viaggia a velocità diverse, non è così?

 

Certo che ci sono due velocità. L’Europa è e resta a due velocità. La circolazione dei capitali che doveva permettere a chi era rimasto indietro di andare alla stessa velocità degli altri, in realtà ha prodotto altri effetti: dopo vent’anni di libera circolazione di capitali e dieci di euro, la Grecia è sbriciolata. In più…

 

In più?

 

Il fatto che siamo legati rende questo gioco non a somma zero, ma a somma negativa, perché quando i paesi del sud andranno in crisi porteranno, come stanno portando, in recessione anche quelli del nord.

 

Se questa è la strada, quale sarà il destino dell’euro?

 

La fine dell’euro non è un problema di se, ma o forse: è solo un problema di quando. Sia a livello scientifico che politico questa consapevolezza è ormai raggiunta da quasi tutti. L’unico problema che hanno i politici è quello di comunicarlo ai propri elettori senza perdere la faccia.

 

Non è curioso che la Francia, con le difficoltà che sta attraversando, rimanga tra i paesi del centro?

 

La Francia, non solo a parere mio ma anche di molti altri economisti, è senz’altro un Paese della periferia. Chi blatera di asse franco-tedesco ignora una cosa molto semplice: non può esserci un asse tra un creditore e un debitore. La Germania è un Paese creditore, la Francia un Paese debitore. Fra l’altro con le finanze pubbliche molto più dissestate delle nostre. Le faccio solo un esempio.

 

Dica.

 

Il Fmi prevede che nel prossimo quinquennio l’Italia avrà un surplus primario di oltre tre punti di Pil, la Francia tra lo 0,2% e lo 0,3%. La Francia, quindi, è più vicina a una situazione di dissesto finanziario di quanto non lo sia l’Italia. E Hollande sta facendo una politica di austerità forsennata che sta spingendo i francesi a votare Marine Le Pen. Inoltre, la Francia ha l’aggravante di non sapere di essere un Paese della periferia, o comunque non ammette di esserlo. E questo le crea enormi problemi politici.

 

Secondo altri indicatori, come l’indice ESI (Economic Sentiment Indicator) o il BCI (Business Climate Indicator) piuttosto che uno studio di Prometeia, l’Italia dimostra una maggiore fiducia nella ripresa rispetto agli altri paesi dell’Eurozona. Come si concilia questo dato con il giudizio del Fmi?


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COMMENTI
31/07/2013 - FINALMENTE UNA SOLUZIONE! (Paolo Tanga)

Finalmente il coraggio esce fuori. E' la paura di una tremenda inflazione può essere arginata con proposte che governino l'andamento della nuova moneta che dovrà sostituire l'euro. Concordo che prima si abbandona l'euro e meglio ne usciamo. Non solo, se riusciamo a collaborare tutti attraverso la sostituzione delle imposte patrimoniali con prestiti allo Stato a tassi contenuti avremo anche la forza di contrastare la svalutazione monetaria che potrebbe essere indotta dalla paura. E poi, per completare il risanamento, le altre due proposte che già vi ho fatto avere.