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Economia e Finanza

FINANZA/ Così l’Ue salva gli italiani dalla stangata (ma "incastra" Letta)

Enrico Letta (Infophoto)Enrico Letta (Infophoto)

4) Se il governo conferma l’annunciata volontà (anzi l’impegno assunto con il Parlamento) di allentare la leva fiscale, allora gli spazi vanno trovati nella spesa pubblica corrente. E di grasso da togliere ce n’è davvero molto, come ha annunciato il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni nell’audizione di ieri in Parlamento. Bruxelles toglie l’ansia da prestazione e lascia spazio per attivare davvero la spending review. Enrico Letta dovrebbe dire la verità agli amministratori locali che si lagnano dei tagli, ai magistrati che non vogliono chiudere tribunali utili solo a creare presidenti, ai professori, ai medici, agli infermieri, alla pletora di dipendenti pubblici la cui produttività è talmente negativa da oscurare gli sforzi dei lavoratori e degli imprenditori dell’industria esportatrice. E la verità è che l’Italia non ha ancora ridotto (né reso più efficiente) la spesa pubblica corrente sul prodotto lordo, a differenza dalla Germania e dalla Svezia, cioè i paesi che hanno ripreso a crescere dopo la crisi, hanno raggiunto la piena occupazione e hanno salvato lo stato sociale, dimostrando urbi et orbi che si può risolvere l’equazione considerata impossibile in Italia. L’ammorbidirsi dell’austerità, dunque, toglie ogni alibi. Il governo e i partiti sono messi di fronte a se stessi, alle proprie scelte, alla coerenza dei propri comportamenti.

5) La richiesta europea di mettere in moto gli investimenti non è affatto una deviazione rispetto alla via maestra. Al contrario, tutti sanno che tra i motivi importanti della scarsa competitività dell’Italia c’è la carenza delle infrastrutture e l’inefficienza dei servizi (anche quelli privati). Ora possiamo usare i soldi europei come leva. Ma occorre saperli gestire. L’esperienza dei fondi strutturali è pessima. Quindi bisogna cambiare sistema. Come? Uno dei problemi è senza dubbio l’eccessivo decentramento. Lasciare i quattrini e i progetti in mano alle amministrazioni locali ha prodotto sprechi e anche di peggio. A questo punto, sarebbe meglio centralizzare le scelte e la gestione degli investimenti, affidandoli a un’autorità che risponda direttamente del suo operato al parlamento e agli elettori. Il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha salutato con entusiasmo la decisione dell’Ue, ha un compito molto importante e delicato nelle sue mani. Dovrebbe aprire subito una riflessione su come agire in tempi rapidi, con metodi trasparenti ed efficaci, ma soprattutto con determinazione politica. Con decisionismo. Sì, chiamiamolo così. Non è un peccato, al contrario è una virtù, soprattutto in Italia. Niente più vicende come la Tav o, tanto meno, la Salerno-Reggio Calabria.

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COMMENTI
04/07/2013 - ... non un'altra autorità amministrativa, please (SIMONE CALZOLAIO)

Non è questo il caso, spero, ma in Italia funziona così: si fanno analisi interessanti, forbite ed acute (come questa), che arrivano sempre allo stesso sacrosanto punto. E' necessario aggredire la spesa pubblica. Mi sembra che l'articolo punti all'accentramento di competenze nel Ministero. Ma non vorrei che alla fine la conclusione della vicenda sia quella solita: creiamo un'altra autorità pubblica. Quindi, aumentiamo la spesa (perché le autorità costano e poi è di fatto impossibile sopprimerle), ingeneriamo conflitti con le autorità pubbliche esistenti (che finiscono ordinariamente davanti al giudice), complichiamo la normativa introducendo, per questo o per quello, eccezioni all'ordinario funzionamento dei pubblici poteri. In questo il centrodestra - a trazione ex socialista - è veramente un campione: basta osservare la riforma Gelmini. Altri carrozzoni pubblici (in aggiunta agli esistenti) e un mucchio di scartoffie. Tutto qui. Altro che sussidiarietà, verticale o orizzontale, o autonomie territoriali o funzionali!! "Riaccentriamo" tutto! Per poi constatare che lo Stato è impotente e non riesce nemmeno a sopprimere le Provincie, a chiedere un contributo a chi prende intangibili emolumenti pubblici oltre 90.000 euro, a disciplinare la VIA... Il pesce (della Repubblica) è uno e puzza sempre dalla testa. L'unica cosa per cui ha senso un governo Letta è l'unica che non si farà mai: ridurre lo spazio soffocante occupato dai pubblici poteri tutti in Italia.