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FINANZA/ Così l’Ue salva gli italiani dalla stangata (ma "incastra" Letta)

Ieri è arrivata una notizia importante per l’Italia da Bruxelles: ci sarà più flessibilità sui conti pubblici. Quanto potrà servire contro la crisi? L’analisi di STEFANO CINGOLANI

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Punto primo: il disavanzo deve restare al 3% sul Pil, anzi qualche centesimo meno. Gli spazi di manovra che l’Unione europea ha concesso al governo italiano hanno questo limite invalicabile. Dunque, guai a pensare che adesso sia possibile ridurre le tasse, aumentare le spese, sforare il deficit, aumentare il debito (che continua a crescere, soprattutto per colpa della recessione), come molti commenti improvvisati venuti dal mondo politico hanno lasciato credere. Va rimesso sui suoi binari il treno della speranza partito subito dopo l’annuncio che sarebbe stato possibile rinviare il pareggio del bilancio e aumentare le spese per investimento utilizzando le risorse dell’Ue. Tuttavia, non è vero che nulla cambia e non si può fare niente.

1) Non va sottovalutato il diverso atteggiamento dell’Unione. Bruxelles non dice più solo di tagliare, ma anche di investire. Si poteva ottenere di più? Forse, tuttavia non c’è bisogno di essere seguaci dell’economia comportamentale, disciplina oggi molto in voga, per capire che lo spirito del popolo può tirare un sospiro di sollievo, in altri termini che le aspettative possono cambiare in meglio. Di quanto?

2) Per raggiungere il pareggio strutturale (al netto degli interessi), il governo avrebbe dovuto togliere almeno un altro mezzo punto di Pil dal bilancio pubblico. Ma, secondo le stime della Banca d’Italia e dell’Ue, “in assenza di interventi si registrerebbe un progressivo deterioramento legato all’accelerazione della spesa”, tale da far riapparire un deficit strutturale nel 2015. Il rinvio, pur dentro il tetto del 3%, lascia a disposizione circa un punto di Pil. In sostanza, possiamo evitare un’altra stangata, sempre a condizione di tenere sotto controllo il rapporto tra entrate e uscite. E sempre che il rialzo dei tassi d’interesse (prevedibile se davvero la Federal Reserve comincia l’anno prossimo a stringere il rubinetto) non inneschi una nuova crisi da spread. In quel caso l’aggettivo “strutturale” diventa ininfluente, perché bisognerà comunque trovare le risorse per pagare un crescente servizio del debito.

3) Ma, se le cose non peggiorano, non sarà necessario aumentare ancora le imposte. Sarà anche possibile ridurle? Qui la risposta non dipende dalla flessibilità concessa da Bruxelles, ma dalle scelte politiche del governo. Quali sono le priorità per spingere la domanda interna? Alleggerire la pressione tributaria è uno strumento indispensabile, ma come? Riducendo il cuneo fiscale, senza ripetere il flop del governo Prodi nel 2006 (quando ha tagliato cinque punti ma non sono aumentati gli investimenti e i posti di lavoro), oppure è meglio rivedere le tasse sui redditi, cominciando dal basso, ma salendo fino a toccare anche i ceti medi, cioè la pancia del Paese, quella che consuma di più?


COMMENTI
04/07/2013 - ... non un'altra autorità amministrativa, please (SIMONE CALZOLAIO)

Non è questo il caso, spero, ma in Italia funziona così: si fanno analisi interessanti, forbite ed acute (come questa), che arrivano sempre allo stesso sacrosanto punto. E' necessario aggredire la spesa pubblica. Mi sembra che l'articolo punti all'accentramento di competenze nel Ministero. Ma non vorrei che alla fine la conclusione della vicenda sia quella solita: creiamo un'altra autorità pubblica. Quindi, aumentiamo la spesa (perché le autorità costano e poi è di fatto impossibile sopprimerle), ingeneriamo conflitti con le autorità pubbliche esistenti (che finiscono ordinariamente davanti al giudice), complichiamo la normativa introducendo, per questo o per quello, eccezioni all'ordinario funzionamento dei pubblici poteri. In questo il centrodestra - a trazione ex socialista - è veramente un campione: basta osservare la riforma Gelmini. Altri carrozzoni pubblici (in aggiunta agli esistenti) e un mucchio di scartoffie. Tutto qui. Altro che sussidiarietà, verticale o orizzontale, o autonomie territoriali o funzionali!! "Riaccentriamo" tutto! Per poi constatare che lo Stato è impotente e non riesce nemmeno a sopprimere le Provincie, a chiedere un contributo a chi prende intangibili emolumenti pubblici oltre 90.000 euro, a disciplinare la VIA... Il pesce (della Repubblica) è uno e puzza sempre dalla testa. L'unica cosa per cui ha senso un governo Letta è l'unica che non si farà mai: ridurre lo spazio soffocante occupato dai pubblici poteri tutti in Italia.