BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GEO-FINANZA/ 2. La "doppia bomba" Usa che spaventa i mercati

A oggi, giova ricordarlo, su una media semestrale, la Fed sta monetizzando il 70% di tutta l’offerta netta misurata in securities equivalenti al decennale, un livello mai toccato prima nella storia. Insomma, la Fed “fa” mercato per quasi i tre quarti del totale di acquisto: da qui il dilemma, se si blocca il programma i rendimenti rischiano di andare alle stelle e la bolla esplodere. Se non si blocca, si stanno creando le condizioni per la prima economia di mercato completamente basata sullo Stato. Non ci credete? Non pensate che la Fed sia il driver unico del mercato e che ogni parola, mai detta a caso, che giunga dai suoi esponenti sia in grado di indirizzare le Borse mondiali? Bene, guardate questo grafico: ci mostra chiaramente le montagne russe di Wall Street in base alle dichiarazioni di membri del Fomc, a volte pro-Qe, a volte pro-rallentamento.

 

 

Ma c’è dell’altro. Ovvero il fatto che, al netto dei dati macro dell’economia che parlano la lingua della recessione, il Qe non è servito proprio a nulla per l’economia reale: per il semplice fatto che le banche Usa, beneficiarie degli acquisti della Fed, hanno parcheggiato presso la Banca centrale più di 1,8 triliardi di dollari, denari per depositare i quali vengono anche pagati gli interessi da Bernanke. Insomma, una larga parte del denaro del Qe non è affatto entrata in circolo nel sistema economico, è ferma alla Fed con grande gioia dei banchieri che scaricano schifo dai bilanci per 85 miliardi di dollari al mese e prendono pure soldi per depositare e tenere fermo il frutto della stamperia di Stato.

Fu infatti nell’ottobre del 2008 che il buon Ben Bernanke annunciò che la Federal Reserve avrebbe cominciato a pagare interessi per le riserve che le banche avrebbero tenuto presso il suo istituto: nemmeno a dirlo, questo comportò un’esplosione delle stesse. A metà del 2008, le banche Usa nel loro complesso avevano riserve in eccesso presso la Fed per meno di 2 miliardi di dollari, oggi ne hanno 1,8 triliardi! In meno di cinque anni, sono aumentate di mille volte circa! Basti guardare graficizzata qui questa follia totale.

 

 

Ora capite perché nonostante la Fed stia stampando come una copisteria durante la campagna elettorale, l’inflazione negli Usa sia ancora sotto controllo? La maggior parte del denaro del Qe non è mai entrata nel sistema, la Fed ha di fatto pagato le banche perché non lo iniettassero, se non nel circuito vizioso della Borsa per vendere al mondo i nuovi record quotidiani del Dow Jones ed evitare che il castello di sabbia crollasse. Il problema è che quel denaro prima o poi dovrà passare nell’economia reale, a meno che la Fed non si inventi qualche strana operazione di drenaggio o sterilizzazione degna del Dottor Stranamore. E quando accadrà, il rischio di uno tsunami inflattivo sarà decisamente alto. Guardate questo altro grafico: ci mostra la crescita della massa monetaria M2 negli Usa nelle scorse decadi, un flusso abbastanza fisso e regolare. Ma cosa succederebbe se anche solo la metà di quanto parcheggiato alla Fed di riversasse nel sistema, nell’economia reale?

 

 

Quindi, per disinnescare la bomba obbligazionaria, la Fed continua a stampare moneta e acquistare Securities, ma continua anche a pagare interessi alle banche affinché tengano parcheggiate le riserve: quindi, alla bolla dei bond va aggiunta la bomba a orologeria dell’inflazione, non c’è che l’imbarazzo della scelta. E nonostante le banche prendano solo lo 0,25% di interesse, in un contesto di tassi quasi a zero è preferibile guadagnare poco piuttosto che mettere a rischio quel denaro con prestiti a rischio verso imprese e cittadini: oltretutto, rischiando di fare detonare l’inflazione e rovinando i piani di quel munifico amico che è Ben Bernanke. Ricordatevi, 1,863 triliardi di dollari di riserve in eccesso, creati dal nulla e destinati a finire prima o poi da qualche parte: e se i tassi dovessero salire? La Fed dovrebbe pagare di più alle banche affinché li tengano ancora parcheggiati. Peccato che se per qualche shock i tassi dovessero salire drammaticamente e di colpo, o la Fed paga molto di più o le banche si troverebbero costrette a prestare quel denaro e a farlo fluire nell’economia reale, nel sistema.