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Economia e Finanza

FINANZA/ La "rivoluzione" di Draghi mette alla prova l’Italia

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Seconda novità. Dietro Draghi c’è l’intero consiglio della Bce. Meno di un mese fa le scelte più importanti del presidente dell’Eurotower sono state messe sotto processo dalla Corte Costituzionale di Karlsruhe su richiesta della Bundesbank. Oggi, al contrario, la Banca centrale si è mossa unita. Le ragioni? L’euro debole non dispiace all’industria tedesca, vista la frenata dell’export soprattutto nei confronti della Cina. A dieci settimane dalle elezioni, poi, una crisi all’interno dell’Unione europea è l’ultima cosa che Angela Merkel possa desiderare. Di qui la convinzione, giusta, di Draghi che stavolta Berlino sarà comprensiva sia nei confronti del Portogallo che della Grecia.

I mercati, infine, applaudono: poche cose infastidiscono i mercati come l’instabilità estiva alla vigilia delle vacanze. La novità di una guidance a lungo termine è quanto di meglio si possa attendere. Soprattutto se si guarda ai tormenti passati nel 2011 e nel 2012.

In che misura gli annunci di ieri possono favorire il nostro Paese? La prospettiva di un costo del denaro basso è la premessa necessaria (seppur non sufficiente) per la ripresa che potrebbe prendere velocità entro la fine dell’anno. Certo, la politica monetaria non è tutto. Per dare sprint al motore della ripresa sarà necessaria una politica fiscale più energica, circostanza che potrebbe maturare in autunno se, finalmente, l’Italia avrà dimostrato di saper portare avanti programmi di investimento veri, non solo sulla carta.

È questa la prova del nove a cui siamo attesi. E che non possiamo sprecare. Non è impossibile. Basta ritrovare lo spirito di cinquant’anni fa quando, proprio agli inizi di luglio, l’Iri firmò a Londra un accordo storico: il primo eurobond di sempre, legato al primo project financing moderno, l’Autostrada del Sole. Il prestito di 15 milioni di dollari dell’epoca a sei anni, da ripagare con i pedaggi dell’arteria, fu una novità rivoluzionaria su cui si sono costruite le fortune della City.

Oggi come allora non mancano i capitali in cerca di buoni affari. Oggi come allora i rendimenti dei mercati monetari sono così bassi da stimolare la ricerca di impieghi alternativi, meglio se investimenti con un solido progetto industriale alle spalle. A completare il quadro arriva una guidance favorevole. Guai a sprecare l’occasione per le trattative estenuanti imposte da politica e burocrazia.

Tra un anno, l’Italia non dovrà preoccuparsi solo del deficit, bensì, come prevedono i trattati da noi sottoscritti, anche del debito, che dovrà essere ridotto di un 3% annuo. Un’impresa impossibile se nel frattempo non si riavvierà la macchina della crescita. Insomma, se non ora, quando? 

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COMMENTI
05/07/2013 - che bello! (Diego Perna)

che bello, che bello, che bello, che bello , che bello.........ma veramente ancora qualcuno crede che sia conveniente investire nell' economia reale? M avi siete guardati intorno? Capisco che bisogna imbonire con segnali di speranza, ma c' é un limite a tutto. Draghi e Bce , per natura costituzione e scopo pensano solo al loro interesse principale, cioè i mercati. Che a noi ci si riduca un pó lo spread a fronte di chiusura e fuga delle imprese é solo un modo per farci vedere che anche al popolo italiano conviene stare in Europa e nell' Euro. Non vedo niente di veramente significativo per una ripresa dell' economia reale, a perte le aperture di punti Snai , giochi gratta e vinci e similari al posto di botteghe e negozi. Sarebbe bello, ma veramente bello che scomparissero borse finanza e mercati e si portassero appresso, Bce fmi ( che dice che dobbiamo pagare l' imu sulla prima casa, come fosse qualcuno che abbiamo votato nelle urne) Buona giornata