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FINANZA/ Così l’euro ha messo l’Italia al muro

Pubblicazione:sabato 6 luglio 2013

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Siamo alla fine del primo semestre del 2013. E quello che archiviamo è il migliore per la borsa Usa dal 1999. Mai visto, in questi ultimi anni, un rialzo così pronunciato. Tutto bene, allora? Allo stesso tempo, l’indice Chicago PMI, cioè l’indice del manifatturiero Usa, scende a 51,6 da 58,7 del mese scorso, un tonfo che è il peggiore degli ultimi quattro anni. Come spiegare dati tanto contrastanti? Come una riprova di un’affermazione molto semplice già fatta in altri articoli: la finanza e i suoi andamenti non hanno ormai più alcuna corrispondenza con gli andamenti dell’economia reale. E com’è avvenuto questo scollamento tra finanza ed economia? Cosa lega finanza ed economia? La moneta, questo è l’elemento cardine di raccordo tra finanza ed economia. E quando la moneta non è un punto di equilibrio tra questi due mondi, allora essi hanno difficoltà di comunicazione tra loro e quindi operano in modo parallelo, quasi senza considerare l’uno le difficoltà dell’altro, con danno per entrambi.

Il fatto che la moneta non sia più un punto di equilibrio tra economia e finanza dipende dal comportamento criminale delle banche centrali, le quali hanno inondato la finanza di liquidità, ben prima dell’inizio della crisi. La Bce, fin dalla nascita dell’euro ha prodotto costantemente un eccesso di liquidità, preparando e favorendo la crisi attuale. Ripresento qui un grafico già presentato mille volte (e che ripresenterò mille volte). Questo grafico è fondamentale per comprendere la realtà della crisi nella quale siamo travolti e per sbugiardare immediatamente la fantastica serie di menzogne che quotidianamente ci vengono propinate sulla crisi.

Il cuore del problema è la creazione di un eccesso di moneta, e il modo in cui questa moneta viene impiegata (a favore del sistema bancario). Cioè una moneta che serve sempre più alla finanza e sempre meno all’economia reale. Una moneta sempre più strumento finanziario e sempre meno mezzo di scambio. Ma il primo punto del problema, l’eccesso di moneta, è quello centrale, soprattutto perché implica e sottintende la grossa questione su cui diverse volte ho ragionato: la questione della definizione della moneta.

Comunque non si può prescindere da questo nodo: o si affronta il cuore di questo problema, oppure non si sta risolvendo nulla. E i roboanti annunci sentiti in settimana riguardo i grandi successi ottenuti in sede europea appaiono per quello che sono: chiacchiere. Peccato, perché sembrava che il governo Letta potesse avere i numeri culturali, oltre a quelli parlamentari, per iniziare una sterzata. Ma l’illusione è durata ben poco, visto che sono iniziati a fioccare i proclami del governo sul fatto che qualsiasi intervento in politica economica sarebbe stata fatta nel rispetto del patto di stabilità. Questo è il vicolo cieco in cui si è cacciata da almeno tre anni tutta la politica italiana, il vicolo cieco del pareggio di bilancio, scelleratamente inserito nella nostra Costituzione.

 


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COMMENTI
06/07/2013 - Commento n.2 (Diego Perna)

Ottimo articolo. Grazie

 
06/07/2013 - Italia povera, povera Italia (Diego Perna)

Non si può non essere d' accordo con quanto Lei dice, solo che per condividere il Suo pensiero ci vuole un po' di coraggio, forse di più, ma si figuri se ce ne sono rimaste persone coraggiose dove serve.Non voglio personalmente attribuirmi alcun merito, anzi, sono sempre stato lontano , prima di questi 5 anni, da ogni forma di giudizio politico o economico che fosse, lavoravo, un bellissimo mestiere, e non mi interessava. Credo quindi, che chi non ha già un piede nella -fossa - difficilmente, se non per professione si avvicini a questioni di moneta o economia e pertanto arrivare a quei 10 mln che Lei auspica sarà dura, a meno che si ritrovi il coraggio di vedere le cose, di guardare con semplicità agli effetti, cioè ai frutti della politica economica, europea innanzitutto, per trovarne le cause. Vedo anche, come altre volte ho commentato, pochi o nessuno in questo giornale, che esprimono giudizi o pareri , come fosse peccato, nel senso cristiano, occuparsi di problemi economici, o fosse inutile parlarne, anche se Cristo è venuto proprio per i peccatori. Certo sono importanti gli articoli , anche perché scritti da professionisti che magari hanno una visione più ampia dei problemi che non i lettori( anche se non è detto), ma a vedere questo deserto di commenti, mi convinco che forse molti abbiano perso la speranza che con le idee e gli Ideali, si contribuisca a cambiare il mondo. Io, a prescindere, dal commentare o meno, spero di non perderla mai. Grazie E buon lavoro