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SPY RCS/ Mr. Tod’s-Fiat, una guerra (vecchia) sulle macerie del capitalismo italiano

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La Fiat, che Della Valle attacca senza mezzi termini e neppure allusioni, ha tecnicamente il 20,135% del capitale di Rcs. Un ostacolo duro da superare. E Della Valle non ha consultato i vertici della casa automobilistica torinese sul futuro dell'azienda editoriale. Poi c'è Mediobanca, che, proprio giovedì, ha annunciato un investimento di 60 milioni di euro per avere una quota che ammonta al 15,64%. C'è anche Pirelli che mantiene un 5,3%. In caso di scontro aperto sul futuro assetto azionario e sul piano industriale, Della Valle è proprio sicuro dell'appoggio di Nagel anche contro la Fiat?

L'impressione è che, tanto per non cambiare mai, intorno alla questione de Il Corriere della Sera, si stia giocando una partita che riguarda il futuro dei rapporti di forza in quel che resta del capitalismo italiano, magari guardando anche ai “giochi” finanziari di questi giorni, dove il titolo Rcs ha fatto letteralmente il taboga con i brividi. Quest'ultimo fatto può magari apparire scontato per qualcuno, ma di certo non induce a riflessioni serene su questo scontro che si protrae da tempo, anche su altre questioni.

Il tutto avviene in una ridda di voci incontrollabili, che vengono lanciate e poi smentite, tanto per fare da “motore” al taboga borsistico. Ne citiamo solamente un paio: da quella di Rupert Murdoch, che sarebbe il “fantasma” dietro a tutta questa vicenda per un interessamento fino alla prospettata fusione tra La Stampa torinese e Il Corriere della Sera.

Poi ci sono alcuni “scantonamenti”, per così dire, de Il Corriere della Sera, rispetto al governo di Enrico Letta, magari in chiave “montiana” oppure in versione “renziana”. Anche questo fa gioco. Il tutto dovrebbe far parte di uno scontro tra “vecchio capitalismo assistito” e “nuovo capitalismo”, quello “non assistito”, come dice Della Valle. Magari in tutto questo c'è anche qualcosa di vero, anche se Della Valle nel “salotto buono” ci sta da circa una ventina di anni.