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IL CASO/ 1. Così Merkel ed eurocrati "sfidano" la Dottrina sociale della Chiesa

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La Merkel arriva a dire: “Trovo estremamente deplorevole che le élite economiche si assumano così poca responsabilità per questa situazione”: le élite economiche? Io direi piuttosto le vere élite, quelle eurocratiche, che hanno la loro longa manus su tutto, praticamente, e favoriscono un gioco a somma zero - austerità/società - che sfianca ogni Paese aderente all’Ue. Un gioco a somma zero, il peggiore in economia e che deve essere dimostrato a tutti i costi, dunque deve diventare l’unico racconto della vicenda attuale dell’Europa. Una ideocrazia, avrebbe detto Miguel de Unamuno.

Secondo: in Europa si fanno pochi figli, dice la Merkel, e questo aggrava ancora di più la situazione giovanile. Già, ma non viene detto che si impedisce anche di far nascere figli, perché l’aborto è diventata pratica di Stato e senso comune, in Germania quasi quanto in Olanda, dunque si fa operazione di velamento della realtà (mentre la verità, a-letheia, è dis-velamento), a tutto vantaggio della tesi di fondo: la disoccupazione giovanile come emergenza. Velamento della realtà, come dire. Ideologia. Spiace doverlo rilevare, ma in questo Marx è ancora utile: le ideologie non hanno storia. Qui la tesi sull’origine vera della crisi di Gotti Tedeschi - non si fanno figli, l’anti-Malthus - andrebbe rivisitata con molta attenzione e serietà. È una visione sistemica non rigida, antropologica: se una società non scommette sulla vita, dove troviamo la creazione delle forme di vita sociali, la crescita integrale della “Caritas in veritate”, e la forza-lavoro, per far ripartire l’economia? Altro che debiti e derivati, qui la storia è un’altra.

Terzo: riformare i trattati si può, ma non ora, perché l’emergenza è in corso, altra affermazione merkeliana. Certo, oggi è tutto inscritto nella cornice emergenziale, ma quando si chiedeva la riforma dei trattati, a cominciare da Maastricht, e, ad esempio, lo faceva Berlusconi, perché la questione sembrava equivalente alla bestemmia in chiesa, durante la celebrazione della Messa? Anche Draghi si è mosso in quella direzione: perché la Merkel non è mai giunta a questa così insolita apertura di mente sul tema? Ancora una volta, lo schema emergenza sta lanciando i paesi in difficoltà verso il baratro e addirittura si racconta che, con l’austerità, la Grecia stia meglio, finanziariamente ed economicamente. Si ragiona per schemi e confinando tutto nelle cornici preconfezionate, per cui tutto deve tornare, ma la realtà e i fatti testardi dicono altro: basta farsi un giretto per i siti di analisi indipendente per cogliere ben altro racconto della storia greca.

Quarto: il mondo è cambiato, sostiene solennemente la Merkel. Grazie del contributo, mi vien fatto di pensare e dire. Non ce n’eravamo accorti. È l’Europa a trazione tedesca che non è andata a consultare i guru più forti delle economie che pompano soldi e Pil, per fare comparazioni serie e benchmarking di livello: tassazione bassa; burocrazia minima; Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo della nazione; laissez faire in molti settori chiave, tra cui, in primis, l’energia; infrastrutture progettate dallo Stato, con iniziative di ricerca settoriale e finanziamenti colossali. 


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