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IL CASO/ 1. Così Merkel ed eurocrati "sfidano" la Dottrina sociale della Chiesa

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E l’Europa? Basta solo guardarsi intorno per fare paragoni o cessare di farli, per non abbattersi troppo. Viviamo con il freno a mano tirato. Dobbiamo renderci conto che le economie capitalistiche sono fondate sul rischio e sugli investimenti, non sulle sinecure bancarie e sui burocrati che decidono costruttivisticamente come deve andare il mondo. Questo è il punto, è più un problema di libertà che di economia vera e propria. E la Germania, com’è noto, non è propriamente la Philadelphia dei Padri fondatori americani. Non richiamo il nazismo, non ce n’è bisogno, mi basta pensare al Fichte della “Missione del dotto” e ai suoi principi di regolamentazione globale di ogni aspetto della comunità umana.

Mi fermo qui. Ci sono molti altri spunti sui quali dibattere, anche duramente, ma una cosa è ormai acclarata: o la nostra cultura cattolica fondata sulla Dottrina sociale della Chiesa torna a essere un criterio culturale e dunque un baricentro strategico dell’agire politico, o la famosa Europa dei Padri fondatori si allontanerà sempre di più dai Founding Fathers degli Usa, mentre il sistema americano riparte, a dispetto degli analisti europei - ancora una volta - che lo bollano e censurano a ogni piè sospinto. In America si riparte perché la libertà è un fatto testardo e riesce a passare, nonostante la mediocrità di un Presidente, criticato dai suoi stessi sostenitori di un tempo, come Obama. Da noi c’è la Merkel, iper-tattica, che non usa il proscenio europeo per regolare le sue vicende di politica interna, a tre mesi dal voto.

L’Europa è un progetto già fallito, almeno quella che oggi domina con l’eurocrazia, e a dirlo sono economisti veri come Paolo Savona, per fare un nome italiano. Non un talebano anti-europeista, ma uno che ragiona, dati alla mano, e, soprattutto, quadro sistemico globale e locale alla mano. Ma, per la Merkel e molti tifosi dell’Europa, qualunque sia il prezzo da pagare, il reale è sempre razionale. No, non è la DSC, è Hegel. L’apologeta dello Stato Prussiano.

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